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Mercoledì 24 Luglio 2019, ore 08.53
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La coperta

Non è vero che le svalutazioni sono sempre a somma zero

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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La Germania, da paese mercantilista che non esporta mai abbastanza e non ha mai un cambio basso come vorrebbe, ha sviluppato negli anni una grande abilità nell'atteggiarsi a vittima. Prima l'unificazione, poi i disastrosi investimenti tedeschi nella tecnologia in bolla del 1999-2000, poi il peso morto del resto dell'Eurozona, poi il 2008, poi la Grecia e l'Italia, oggi la Cina in cui è più difficile esportare, Brexit, di nuovo la Grecia, le banche italiane, i rifugiati, insomma la Germania non è mai a corto di scuse per lamentarsi non solo all'interno dell'Eurozona ma anche verso il resto del mondo. Dobbiamo comunque stare attenti a criticarla troppo, noi in Italia, perché questa capacità tedesca di tenere l'euro basso pur in presenza di un surplus delle partite correnti ci fa molto comodo.

Yurt del Turkestan in un'immagine del 1913L'equilibrio attuale dei cambi può tenere a patto che tengano i suoi due anelli deboli, la Cina e l'America. Per l'America non c'è troppo da preoccuparsi perché ha una solidità strutturale senza pari. Per la Cina c'è da chiedersi quanto potrà andare avanti con lo stimolo del credito, ma per il momento le cose sono sotto controllo.

L'America, sempre più vicina alla piena occupazione, ha bisogno di alzare i tassi, ma non può farlo con un dollaro troppo forte. La coperta verrà dunque aggiustata fino a che la Cina sarà capace di assorbire un rialzo americano senza svalutare. In pratica ci sarà il rialzo il giorno in cui le economie americana e cinese andranno bene contemporaneamente. La prossima verifica sarà a giugno, ma se l'America andrà piano come adesso il rialzo verrà rimandato di nuovo.

In questo clima tiepido e forse anche freddino borse e bond galleggiano senza troppi problemi. Il ribilanciamento dei portafogli dopo le vendite da panico di gennaio e febbraio è completato e lo spazio per salire è molto ridotto. In un mondo stabile (o semplicemente percepito come tale) occorrerebbe comunque uno shock esterno per fare ritracciare i mercati. Più che alleggerire si tratta quindi, in questa fase, di riposizionarsi verso ciclici ed emergenti nella speranza ragionevole che l'economia americana, grazie al dollaro più debole, torni ad accelerare.

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