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Sabato 24 Agosto 2019, ore 20.14
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Il cacciatore di coccodrilli

William Phillips, che disegnò una curva che non funziona più

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Quando la curva di Phillips funzionava bene il mondo del lavoro era omogeneo, era organizzato sindacalmente e aveva un mercato su base nazionale. La Germania di oggi, che ha ancora un mondo del lavoro relativamente omogeneo e regolato, un sindacato ancora potente e organizzato e un mercato del lavoro che l'immigrazione ha globalizzato solo nelle funzioni meno qualificate, è non a caso il paese in cui la curva di Phillips funziona ancora benissimo. C'è pieno impiego e c'è inflazione salariale, come da manuale. Negli ultimi due anni di euro debole si è anche fermata la delocalizzazione, per cui il mercato del lavoro è tornato di fatto nazionale.

Nel resto del mondo, però, molto è cambiato. I sindacati, cui il New Deal e le legislazioni europee del dopoguerra avevano dato un potere crescente, sono stati progressivamente indeboliti dalla legislazione dagli anni Ottanta in avanti. Le grandi fabbriche fordiste sono state delocalizzate, gli immensi uffici open space su cui si affaccia l'omino con l'ombrello nel Playtime di Tati sono stati sostituiti almeno in parte dal telelavoro e dall'automazione.

La curva di Phillips dal 1964 al 2009 e dal 2010 ad oggi
La forza lavoro non è necessariamente debole oggettivamente (il pieno impiego si estende ormai a numerosi paesi) ma è debolissima soggettivamente. È atomizzata, tratta sempre più in solitudine il proprio compenso, sa che nei Balcani, in Bangladesh o in Lesotho c'è chi può fare lo stesso lavoro per un terzo o un decimo del suo salario. Vede moltitudini di immigrati che fanno o potrebbero fare concorrenza (non a caso i sindacati tedeschi e la Spd si opposero con qualche successo all'immigrazione per tutti gli anni Settanta e Ottanta). Legge di intelligenze artificiali che un giorno potranno reggere gli stati, figuriamoci se non saranno in grado di fare il suo lavoro.

La debolezza soggettiva induce a non chiedere aumenti e per qualche tempo tiene bassa l'inflazione salariale, ma le forze di mercato continuano in qualche modo a funzionare e presto o tardi qualcuno verrà a cercare anche il lavoratore più timido e per portarselo via gli offrirà un aumento. In America questo succede già, ma non in modo generalizzato.

Eccoci dunque a un bivio. Se la curva di William Phillips è solo addormentata ed è sul punto di risvegliarsi le banche centrali, alzando i tassi a freddo, ci risparmieranno quella che Alan Greenspan ha recentemente definito la stagflazione prossima ventura. Se però la curva rimarrà addormentata ancora qualche trimestre, le banche centrali, con i loro aumenti inutili, rischiano di produrre una recessione che ci potremmo altrimenti risparmiare.

Per fortuna abbiamo ancora qualche mese in cui l'inflazione rimarrà tranquilla, mentre la crescita resterà su buoni livelli. Rimaniamo costruttivi sulle borse (in particolare Europa, Giappone con cambio coperto ed emergenti). L'aumento dei tassi reali voluto dalle banche centrali c'è già stato e per qualche tempo non ci sarà molto altro (se non eventualmente l'inflazione) a preoccupare i bond. I titoli bancari hanno ancora strada da percorrere.

Tutto senza esagerare, perché in una fase matura del ciclo non bisogna mai usare una mano pesante.

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