Sabato 11 Luglio 2020, ore 15.40
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Mutamenti

Non è un mondo per mercantilisti

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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La Cina, d'altra parte, andrà incontro a difficoltà crescenti nella sua espansione in Asia, in Africa e in America Latina. I governi di questi paesi accetteranno i doni cinesi solo se disperati e alla fine faranno default sui loro debiti con Pechino. Certo, la Cina si costruirà una rete di basi navali, ma a costi crescenti economici e politici.

La Germania, dal canto suo, sembra non avere compreso a fondo la complessità della sua situazione. Nel momento in cui i mercati esteri si chiudono o diventano comunque meno profittevoli sarebbe utile avere a disposizione un mercato interno (l'Unione europea) prospero e ricettivo. È la stessa Germania, tuttavia, ad avere imposto in questi anni a tutto il continente un modello di deflazione salariale e di compressione della domanda interna. Ed è sempre la Germania a tenere di fatto bloccata la politica fiscale dell'eurozona, che deve essere sempre restrittiva e mai espansiva.

Quelli di cui abbiamo parlato fin qui sono problemi strutturali. Non si manifesteranno tutti subito e verranno comunque mitigati in un modo o nell'altro. La politica fiscale europea, ad esempio, è già meno restrittiva per effetto dell'interpretazione più creativa delle regole di bilancio in molti paesi e per la prossima adozione di misure espansive in Germania. L'Europa trarrà poi beneficio, come ha sempre fatto, dall'espansione fiscale degli altri, a partire da Cina e America.

Entro la fine di quest'anno (molto prima per la Cina) verranno poi augurabilmente raggiunti nuovi accordi commerciali con gli Stati Uniti. I mercati scontano già che siano moderatamente penalizzanti per Germania e Cina, ma la fine delle ostilità e la possibilità di lavorare in un quadro più certo per le imprese esportatrici saranno accolti con favore dalle borse e dall'euro.

Nessun accordo è garantito fino al momento della firma. Sono possibili rinvii o accordi parziali. Tuttavia, messi alle strette, tutti i protagonisti avranno interesse a trovare un punto di equilibrio.

Se così sarà (e quello di un accordo resta lo scenario di base) il 2019 avrà tre fasi distinte. La prima, in corso, è la fase americana, un prolungamento del 2018 e della borsa di New York che batte Shanghai e Francoforte. La seconda, quando e se verrà raggiunto l'accordo con la Cina, vedrà un solido rimbalzo della borsa di Shanghai, che si tirerà dietro tutta l'Asia per qualche mese. L'ultima fase, a conclusione delle trattative sulle auto tedesche (molto più semplici di quelle con la Cina), vedrà finalmente un recupero delle borse europee e dell'euro.
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