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Giovedì 21 Novembre 2019, ore 14.17
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Trent'anni dopo

Miti e realtà sui paesi emergenti

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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A partire dagli anni Novanta, l'età dell'oro della globalizzazione, il mondo industrializzato riscoprì i paesi emergenti e se ne innamorò. Questo processo ebbe varie cause, ma la caduta del socialismo reale (o, nel caso cinese, la sua radicale autotrasformazione) fu la principale.

Prima del 1989 il mondo era diviso in blocchi. Chi gravitava intorno a Mosca aveva da tempo bassi tassi di crescita ed era in ogni caso ostile o inospitale per gli investimenti occidentali. Chi gravitava intorno a Washington era spesso governato da élites corrotte o populiste che si alternavano a regimi militari. L'instabilità politica strutturale e la propensione per politiche di crescita finanziate a debito o attraverso politiche fiscali e monetarie inflazionistiche esponevano il Terzo Mondo filooccidentale a crisi finanziarie frequenti.

I paesi non allineati, dal canto loro, erano generalmente iperstatalisti, protezionisti e ostili agli investimenti esteri, fattori che contribuivano a tenere crescita e marginalità degli investimenti su livelli depressi. Solo la Cina, a partire dal 1978, aveva cominciato a muoversi su una strada di autoriforma e di sviluppo accelerato, ma nel 1989 la sua economia era ancora troppo piccola per alimentare aspettative di grande portata.

Negli anni Novanta, caduto il blocco socialista, si verifica una serie di fenomeni in parte strutturali e in parte una tantum. In molti paesi le economie prima autarchiche vengono spalancate all'improvviso alla concorrenza internazionale. Il loro capitale industriale viene azzerato e il loro cambio reale cade a livelli tali da rendere interessante la delocalizzazione dall'Occidente di molti settori industriali.

L'apertura delle frontiere, tuttavia, non sarebbe bastata, da sola, a creare il fenomeno degli emergenti. Fu infatti la Cina, con la sua crescita inarrestabile e il suo bisogno insaziabile di materie prime, a creare la domanda aggiuntiva che avrebbe fatto decollare molte economie in via di sviluppo. Una volta decollato lo sviluppo, si crearono le condizioni per una maggiore stabilità politica e per l'adozione di modelli meno autoritari di gestione del potere.
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