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Martedì 19 Novembre 2019, ore 18.45
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I frutti facili

Opportunità e limiti di un miniaccordo Cina-Usa

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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I mercati stanno dando molto peso ai negoziati tra Cina e Stati Uniti. C'è l'idea che un accordo possa fare ripartire il commercio internazionale e quindi la crescita globale e di conseguenza il grande rialzo azionario. Dietro questa visione si intravede l'idea che l'economia globale sarebbe in buona salute se solo si sistemasse questa spiacevole questione.

Al tempo stesso si pensa che una rottura e un nuovo ciclo di rialzi tariffari potrebbero essere catastrofici per economie e mercati. Dietro questa visione c'è evidentemente l'idea che l'economia globale è così fragile da potere entrare in crisi da un momento all'altro se Cina e Stati Uniti dovessero di nuovo dare vita a una fase di ostilità conclamata.

Come è possibile avere nello stesso momento l'idea di un'economia potenzialmente solida e quella di un'economia così fragile da rischiare di entrare in crisi per un aumento dei dazi del 5 per cento che verrebbe introdotto subito o, in alternativa, sarebbe rinviato a dicembre?

Una prima spiegazione è che l'economia globale si trova in un punto intermedio tra salute e malattia. Cresce ancora ma è in decelerazione. Cresce ancora ma poco. Fino a qualche tempo fa si sarebbe data una lettura esclusivamente positiva di questa situazione. La si sarebbe chiamata Goldilocks, ovvero né troppo calda né troppo fredda, e ci si sarebbe augurati un proseguimento all'infinito di questo moderato tepore.

Una seconda spiegazione è che sia coloro che mettono l'accento sulle opportunità sia quelli che lo mettono sui rischi condividono più o meno consapevolmente l'idea che siamo a fine ciclo. Una polmonite a vent'anni è uno spiacevole episodio, a novant'anni può decidere tra la morte e la vita.
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