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Lunedì 11 Novembre 2019, ore 23.08
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Il comandamento dimenticato: "Non rubare"

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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In questa fase storica di implosione di un modello socioculturale si evidenziano tutte le patologie che caratterizzano sempre la fine di un periodo storico e del suo modello di sviluppo. La storia letta nel lungo tempo mostra una concatenazione di fatti che ne determinano le caratteristiche tipiche di ogni periodo, in questo senso la storia si ripete, come aveva intuito Giambattista Vico, non in modo meccanicistico, ma con costanti che si alternano tra periodi di tensione spirituale ed altri di spinta verso un materialismo conflittuale da basso impero. In queste fasi finali di decadenza culturale e morale come l'attuale, e definite da Vico il tempo dei barbari, i sistemi sociali si identificano per un materialismo greve, la superficialità asettica e la conseguente perdita di creatività che ne inibisce il cambiamento e porta all'implosione generata da un decadimento morale uno svuotamento dei valori e con la caduta delle tensione verso il bene comune per realizzare il bene personale di breve tempo da perseguire ad ogni costo.

La ricerca dell'interesse personale ad ogni costo porta alla normalizzazione di comportamenti illeciti così il settimo comandamento "non rubare" sembra destinato a superare tutti gli altri per importanza. Alla base del comandamento vi è il divieto del "furto" inteso come l'appropriazione di beni altrui, ma nelle attività operative la sua dimenticanza diventa ormai una prassi normale, il "furto", nelle sue forme palesi ed occulte è diventato connaturato ed intrinseco al modo di agire e siamo ormai indifferenti all'invasività di questi comportamenti che si estendono senza un vero controllo reale e sociale.

I comportamenti illeciti sembrano non solo tollerati ma anche da emulare nella capacità di accumulazione di ricchezza che esprime l'infinita avidità dell'uomo e contribuiscono a determinare il valore di una persona. Il crescente ed invasivo predominio di questo modello materialista viene alimentato dagli esempi di una classe dirigente fallita, da una comunicazione piatta, uniforme ed omologante che lo espande senza limiti allontanando le persona dalla realtà, dalla conoscenza e orientandole sempre più verso l'ignoranza, l'aridità creativa e l'impoverimento della vita socioculturale come vediamo ogni singolo giorno.
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