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Martedì 31 Marzo 2020, ore 01.40
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Postmodernismo

I nuovi orizzonti di economia e mercati

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Il modernismo non è stato un movimento ma un orientamento. Ha espresso, nei primi due decenni del Novecento, l'inquietudine borghese e la ricerca nervosa di un nuovo canone alternativo. L'irrompere del quarto stato nella storia e il bagno di sangue della Grande Guerra hanno generato una perdita di senso di sé nelle élites, stimolandole alla produzione di forme nuove di pensiero. Gramsci definì il modernismo come rivoluzione passiva. In Germania divenne alla fine una Konservative Revolution, ma il modernismo lambì anche il movimento operaio ed egemonizzò culturalmente i primi anni della Russia sovietica.

Figlio di Nietzsche, il modernismo espresse Weber e Freud nelle scienze dello spirito, la dodecafonia nella musica, il Bauhaus in architettura, l'espressionismo nell'arte, Joyce e Pound in letteratura. In economia arrivò un po' più tardi con Fisher, Hicks e Keynes.

Mezzo secolo più tardi il postmodernismo, figlio di un Nietzsche minore, riprende il lavoro di decostruzione del modernismo e lo porta a compimento decostruendo anche il modernismo, respingendo la stessa idea di canone e lasciando alla fine un campo fumante di macerie. Solo con Foucault e Lacan c'è ancora emozione e tensione, negli altri prevale il bricolage e un senso di vuoto.

In economia il modernismo si fa sistema e pensiero unico con la sintesi neoclassica-keynesiana e perde progressivamente slancio. Il monetarismo tiene banco per due decenni scarsi ma rimane nel solco keynesiano, limitandosi a spostare l'accento dalla domanda all'offerta e dal fiscale al monetario. Gli anni Settanta danno un duro colpo alla sinistra keynesiana e alle sue illusioni di controllo della domanda. Le ricadute della globalizzazione danno un duro colpo al modello neoliberale e alle sue illusioni di controllo dell'offerta. I pesanti interventi fiscali degli anni Sessanta e Settanta producono inflazione invece di crescita. I sempre più pesanti interventi monetari della fase più recente producono prima un'illusoria stabilità e alla fine una stagnazione secolare dell'economia reale cui si cerca di porre rimedio reflazionando gli asset finanziari in un ciclo continuo di bolle e di crash.

Una dopo l'altra, molte delle verità a cui ci eravamo abituati a credere si sgretolano davanti ai nostri occhi e al canone precedente subentra un bricolage vagamente postmoderno.
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