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Lunedì 30 Marzo 2020, ore 00.04
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Il virus

Perché i mercati si sentono più forti di prima

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Agli inizi del Trecento il mondo stava avviandosi verso uno dei suoi cicli di globalizzazione. La via della seta era già molto battuta, i portoghesi e i catalani avevano iniziato a stabilire basi sulle coste occidentali dell'Africa atlantica, gli arabi commerciavano con l'Africa orientale mentre il mare del Nord e l'Atlantico settentrionale erano sede di traffici intensi. In Groenlandia i vichinghi, che si erano insediati lungo le coste meridionali da tre secoli, erano stati raggiunti dagli Inuit, stabilendo un nesso tra europei e nativi americani. Certo, i viaggi diretti tra Europa e Cina erano rari, tanto che Marco Polo aveva potuto aggiungere particolari fantastici alla sua narrazione senza troppa paura di essere smentito, ma il commercio era organizzato per segmenti, dalla Cina alla Persia, dalla Persia al mar Nero e da qui in tutta Europa. E funzionava.

Anche la peste, quindi, viaggiò per tappe e per passare dalla Cina alla Scozia ci mise cinque anni. Fu però metodica nel dimezzare le popolazioni tra cui transitava, tanto che occorsero poi due secoli per riempire il vuoto demografico che aveva creato. L'impatto fu tale da provocare l'abbandono di ampie terre coltivate e una riduzione delle diseguaglianze, per effetto della caduta dei prezzi della terra e dell'aumento del costo del lavoro. La riforestazione che ne seguì abbassò la temperatura in tutta Europa, causò il ritorno dei ghiacci in Groenlandia e l'abbandono europeo dell'isola e provocò, secondo alcuni studi, la piccola glaciazione dei due secoli successivi, resaci familiare dai quadri borgognoni e fiamminghi del Quattro e Cinquecento che ritraggono nobili in pelliccia e pattinatori sul ghiaccio. Quanto alla ricerca delle cause dell'epidemia, la scienza del Trecento non andò oltre l'ipotesi dell'astronomo belga Simon de Couvin, che attribuì la peste alla congiunzione avversa tra Giove e Saturno.

Oggi tutto è più veloce. Dalla Cina partono ogni giorno (partivano) centinaia di aerei per tutti gli angoli del pianeta e i virus viaggiano (viaggiavano) a 800 chilometri all'ora, anche in classe business. I tempi di reazione delle autorità politiche e sanitarie sono più veloci, anche se non sono certo ottimali (un mese, in Cina, per passare dal minimizzare al reagire, un sesto del tempo che occorse durante la peste manzoniana per passare dagli allarmi di Settala e Tadino alla reazione del governatore Spinola). Diagnosi e vaccini arrivano sempre più veloci.

Dove i progressi sono però più rilevanti è nella reazione dei mercati finanziari, che dal ribasso del 15 per cento ai tempi della Sars (dovuto anche all'attesa della guerra in Iraq) sono passati al 3 per cento di oggi e dai quattro mesi di discesa di allora (ai quali aggiungerne due per il recupero) sono passati questa volta a una discesa-risalita che ha richiesto solo 13 giorni.
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