Mercoledì 21 Ottobre 2020, ore 04.11
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Braccio di ferro

Verso le elezioni e oltre. Troppi timori o troppo pochi?

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Con l'ultima riunione prima delle presidenziali del 3 novembre la Fed ha dato ieri il tono delle prossime settimane sui mercati finanziari, che saranno tanto tormentate e nervose quanto il suo comunicato finale che, come ogni tre mesi, fornisce anche le stime macro dei prossimi tre anni.

Ricordiamo che i membri della Fed sono in gran parte espressione delle Fed regionali e sono quindi democratici nelle Fed costiere e repubblicani nelle Fed interne, con la Fed di Dallas tradizionalmente sensibile all'influenza dei Bush, fieri antitrumpiani. Perfettamente consapevoli dell'importanza di virgole, decimali, sfumature, sussurri e silenzi nell'influenzare la borsa nelle prossime settimane (e nel dare o togliere una mano a Trump, che proprio su economia e borsa gioca le sue possibilità di recupero) i membri del Fomc hanno trovato un difficile compromesso e prodotto un risultato a tratti incoerente e più vago e tormentato del solito. Il risultato suona al margine meno espansivo rispetto ai toni post-Covid e i mercati, che hanno dal canto loro perso negli ultimi tempi la forza inerziale del formidabile recupero degli ultimi sei mesi, hanno colto perfettamente il cambiamento di tono.

I democratici del Fomc, in ogni caso, si sono trovati in una posizione difficile. Se per i repubblicani si è trattato semplicemente di premere il più possibile sull'acceleratore, i democratici hanno dovuto conciliare la loro tentazione di frenare (per non favorire Trump) con l'esigenza di lasciare aperta la porta a una fortissima ulteriore accelerazione in caso di vittoria di Biden.

Solo con questa lettura si spiega il fatto che, dopo la svolta presentata come storica di Jackson Hole (l'inflazione non al due, ma di fatto al tre per cento nei prossimi anni) le stime sui tassi fino al 2023 non siano cambiate. Come facciano gli stessi tassi (e lo stesso Quantitative easing) che a giugno dovevano garantire un'inflazione del due per cento portarci a un'inflazione del tre è un mistero su cui avremo certamente chiarezza dopo le elezioni.
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