Giovedì 6 Maggio 2021, ore 12.34
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Stati di emergenza

Due guerre, contemporaneamente

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Il tempo di guerra è un tempo di sospensione delle regole ed è anche per questo che le guerre accelerano i mutamenti e li rendono talvolta rivoluzionari. Le regole sospese riguardano in primo luogo la sfera politica, naturalmente. Nei paesi autoritari la potestas del sovrano, sia questo un partito, un regime o un uomo forte, diventa totale. Nei paesi a tradizione liberale viene congelata la dialettica tra maggioranza e opposizione e si formano grandi coalizioni di unità nazionale che si dotano di un'ampia libertà d'azione. Dove non si creano coalizioni formali, si creano comunque convergenze su temi di fondo. L'esempio più recente di questo tipo di convergenza è il Patriot Act americano, approvato a tambur battente nell'ottobre 2001 con una maggioranza al Senato di 98 a 1 e motivato dall'apertura della guerra al terrore dopo l'attentato alle torri gemelle. Si noti che il Patriot Act, nelle sue parti essenziali, è tuttora in vigore nonostante la guerra al terrore si sia trasformata negli anni in una guerra fredda senza vincitori né vinti.



Dalla sfera politica lo stato di emergenza si estende puntualmente a quella economica. Fu questo il caso, per restare all'esempio della guerra al terrore, della trasformazione della banca centrale americana in una Fed di guerra quando Greenspan, subito dopo l'attentato dell'11 settembre, si impegnò a un allineamento completo agli interessi nazionali, promise la più ampia liquidità e, tagliando aggressivamente i Fed Funds, inaugurò la lunga stagione dei tassi vicini a zero nella quale (con l'eccezione degli anni dal 2004 al 2006 e degli infelici rialzi di Powell del 2018) viviamo tuttora.

Gli ampi disavanzi fiscali e il ferreo controllo di curva da parte delle banche centrali sono quindi una costante nei tempi di guerra. Un'altra caratteristica degna di nota è che lo sforzo fiscale e monetario, durante una guerra, tende a crescere nel tempo fino alla conclusione del conflitto. Non ci si limita a uno stanziamento iniziale finanziato tipicamente con un prestito di guerra o con un'imposta di scopo, ma si prosegue con spese crescenti finanziate non più da imposte o da debito ma dalla monetizzazione diretta da parte della banca centrale.
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