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Giovedì 5 Agosto 2021, ore 14.22
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L'offerta

Le politiche della domanda incontrano i primi ostacoli

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Se ritrovate in soffitta vecchi dischi, cassette audio o videocassette e non trovate più (o non avete mai posseduto) giradischi o lettori, potete ancora ascoltare e vedere il loro contenuto. Potete comperare apparecchi d'epoca sui siti dell'usato o nei negozi di modernariato (dove sono in vendita anche i magnetofoni) ma se volete un apparecchio nuovo di fabbrica potete ancora trovare, in qualche angolo buio dei megastore di elettronica, fonovaligie, giradischi e lettori.

Li producono generalmente piccole case di nicchia, che hanno magari rilevato a prezzo di saldo tecnologia e macchinari da case più grandi, che hanno abbandonato da tempo queste linee. Il design e il motore sono infatti gli stessi di 30 o 50 anni fa, con qualche rinfrescata come Bluetooth o la possibilità di riversare il contenuto su formati elettronici. Sono slowseller, ovviamente, ma gli appassionati che li acquistano sono disposti a pagare un certo premio. Per i produttori, che hanno da tempo ammortizzato i costi, i margini sono buoni. A nessuno di loro, tuttavia, verrebbe in mente di investire massicciamente in ricerca o in nuovi macchinari.



Fatte le debite proporzioni, qualcosa di simile avviene nel mondo dei semiconduttori. Ci sono qui due segmenti. Il primo è quello di frontiera, rivolto agli usi tecnologicamente più avanzati. È qui che è in corso da due anni una competizione strategica molto accesa (e piena di colpi bassi) con la Cina, che su questo terreno è ancora indietro. È qui che vengono (e verranno) spese cifre enormi per la ricerca e, ancora di più, per la produzione dei macchinari che produrranno i chip di nuova generazione. Ed è qui che sono posizionati i produttori di punta taiwanesi e, un po' più indietro, americani.

C'è poi un secondo segmento, dedicato alla produzione di chip più voluminosi e più semplici per le automobili, per l'elettronica di consumo e per quel numero potenzialmente infinito di oggetti che ci siamo compiaciuti di definire l'Internet delle cose. Servono a tutto e li ritroviamo quando apriamo il finestrino o spostiamo il deflettore della macchina, quando facciamo il bucato o cuociamo la cena e perfino, come abbiamo visto, nei giradischi sopravvissuti alla selezione naturale.
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