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Mercoledì 1 Dicembre 2021, ore 22.07
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Il lato oscuro

La trinità impossibile del prossimo decennio

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Sembra quasi che il disordinato modello tedesco dell'ultimo decennio sia oggi applicato su scala globale. La Germania, ricordiamo, ha accelerato l'uscita dal nucleare sostituendolo con un mix di rinnovabili e carbone, con il risultato paradossale di non avere ridotto le emissioni e di avere l'energia più cara d'Europa. Su scala globale ci si ritrova alla vigilia dell'inverno non solo con poche scorte di gas ma anche con pochi porti per l'attracco delle gasiere e insufficiente capacità di stoccaggio, quando si sa da sempre che le rinnovabili hanno bisogno del back up del gas perché vento e sole, quando vogliono, si eclissano insieme.


I problemi si aggraveranno quando al boicottaggio fiscale e regolatorio del petrolio si unirà quello, formidabile, della finanza. I titoli petroliferi si vendono con un click e basta una seduta del board delle società produttrici per tagliare drasticamente gli investimenti (e avere così il plauso degli analisti, che una volta chiedevano riserve e oggi chiedono cash flow). Ma non basta certo un click per fare sorgere un parco eolico nell'oceano.
Ecco allora profilarsi il rischio della trinità impossibile. Se vorremo mantenere l'inflazione bassa e avere una crescita forte dovremo rallentare la transizione energetica 1.0. Se vorremo avere transizione e bassa inflazione dovremo rallentare la crescita dei settori non legati alla transizione. Se infine vorremo la transizione e un'alta crescita di tutta l'economia dovremo accettare un'inflazione più alta.

Con una transizione 2.0, meglio disegnata e bilanciata, i rischi di trinità impossibile verranno minimizzati. Valorizzare il gas e il nucleare, ripristinare i contratti di fornitura a lungo termine, accelerare la carbon capture per potere continuare a usare carbone e perfino piantare qualche albero (di gran lunga l'ipotesi migliore come rapporto tra costo e benefici) potrebbero permettere di decarbonizzare e mantenere al tempo stesso l'energia a prezzi ragionevoli. L'alternativa di lasciarne salire molto il prezzo per dare spazio solo alle rinnovabili danneggerebbe l'industria pesante e sarebbe divisiva. Una parte dell'opinione pubblica volgerebbe le spalle alla transizione, un'altra parte, come si è cominciato a sentire in questi giorni, ritornerebbe a invocare la decrescita felice.
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