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Venerdì 3 Dicembre 2021, ore 11.26
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Francia

I possibili effetti sui mercati del voto di aprile

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Sembra storia antica, ma tra la fine del 2016 e la metà del 2017 le presidenziali francesi ebbero ampie ripercussioni sui mercati finanziari. La possibilità di un successo di Marine Le Pen prima, e l'ampia vittoria di Emmanuel Macron in seguito, contribuirono a ribaltare il corso dell'euro, che toccò un minimo di 1.04 contro dollaro in dicembre e balzò fino a 1.25 nel giugno successivo. Nello stesso arco di tempo il Cac 40, nonostante la perdita di competitività derivante dal rafforzamento dell'euro, riuscì a guadagnare il 19 per cento, trascinandosi dietro tutte le borse continentali e creando per qualche mese l'illusione di un sorpasso duraturo del mercato europeo rispetto a quello americano.


Questa volta il voto francese non sembra destinato a muovere i mercati e certamente non è ancora entrato nel loro radar. Macron viene indicato come favorito e nulla, si pensa, cambierà nel panorama francese ed europeo.
Il Macron del 2022 è però diverso da quello del 2017. La spinta riformatrice su cui contavano cinque anni fa molti suoi sostenitori si è arenata quasi subito. La riduzione del perimetro del debordante stato francese non c'è stata. C'è stata al contrario una forte espansione della spesa pubblica per rispondere al movimento dei gilets jaunes e comprare consenso. Il debito pubblico ha continuato a salire (più velocemente di quello italiano) ben prima della pandemia e si avvicina oggi al 120 per cento del Pil. Sommato all'ampio debito privato, il debito totale francese è oggi superiore a quello italiano.

La Francia è inoltre l'unico paese dell'eurozona in disavanzo sulle partite correnti e la sua distanza rispetto agli altri paesi, tutti esportatori netti, è ulteriormente aumentata durante la pandemia. Infine, nonostante l'ampio ricorso al debito, la Francia crescerà meno, nei prossimi anni, di Germania e Italia.
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