(Teleborsa) - UBS ha ridotto le stime e i prezzi obiettivo sull'intero settore delle compagnie aeree statunitensi, lanciando un allarme sulla "significativa incertezza" che grava sui costi del carburante e sull'outlook per il 2026. Nonostante le società del settore continuino a segnalare una domanda solida, la volatilità dei prezzi energetici legata al conflitto in corso sta spingendo gli analisti alla cautela.

Gli analisti hanno previsto che molti vettori pubblicheranno dei pre-annunci sui risultati questa settimana, con performance per il primo trimestre orientate verso la metà delle stime iniziali. Sebbene l'impennata del costo del carburante di inizio marzo sia stata parzialmente attutita dalle scorte (che solitamente coprono circa due settimane), UBS si aspetta che le compagnie sospendano la guidance per l'intero 2026. La flessione attuale dei titoli ricalca la crisi del 2022, quando il carburante per aerei subì un rialzo di portata analoga.

Da fine febbraio, l'impatto sui mercati è stato pesante: Alaska Airlines e i vettori minori hanno perso circa il 30%, mentre United, American e Southwest sono in calo di oltre il 20%. Delta Air Lines ha mostrato una maggiore resilienza con una flessione del 17%. UBS ha però avvertito che gli investitori devono considerare il "rischio di coda" di un conflitto prolungato, che potrebbe spingere i prezzi del jet fuel ancora più in alto, innescando un'inflazione tale da costringere i consumatori a rinunciare ai viaggi.

Nelle nuove stime, UBS ipotizza un prezzo del carburante di circa 3 dollari al gallone nella seconda metà del 2026. Di conseguenza, i target price sono stati rivisti al ribasso: Delta scende a 82 dollari (da 87 dollari), United a 134 dollari (da 147 dollari), American a 15 dollari (da 21 dollari), Southwest a 59 dollari (da 73 dollari) e Alaska a 60 dollari (da 77 dollari).