(Teleborsa) - Le quotazioni petrolifere consolidano i minimi raggiunti ieri sera, avviandosi a concludere la settimana in ribasso, anche se i prezzi persistono al di sopra del 100 dollari al barile. Il Brent infatti scambia a cavallo dei 105 dollari al barile, m,ostrando una modesta variazione rispetto alla vigila e mantenendo su base settimanale un calo del 3,7%. Stesso trend per il WTI che tratta a 98 dollari al barile, poco mosso rispetto a ieri, ma in ribasso del 5,8% su base settimanale.
A favorire il rientro dai massimi del prezzo del greggio concorre l'ottimismo mostrato dalla Casa Bianca circa un possibile accordo di pace con Teheran, anche se resta una profonda diversità di vedute sul tema del nucleare, con l'Iran che si oppone al trasferimento dell'uranio arricchito all'estero e gli USA determinati a portare fuori dal paese mediorientale l'uranio altamente arricchito.
Il piano dei pedaggi a Hormuz
Nel frattempo, resta serrato lo Stretto di Hormuz, principale motivo dell'impennata del greggio attorno ai 100 dollari e ragione della più profonda crisi energetica della storia. Secondo Bloomberg, in vista della sua riapertura, l'Iran starebbe discutendo con l'Oman su come istituire un sistema di pedaggio permanente per formalizzare il controllo del traffico marittimo nello Stretto.
"L'Iran e l'Oman devono mobilitare tutte le loro risorse sia per fornire servizi di sicurezza sia per gestire la navigazione nel modo più appropriato", avrebbe affermato l'ambasciatore iraniano in Francia, Mohammad Amin-Nejad, aggiungendo che questo "comporterà dei costi" e quindi "chi desidera beneficiare di questo traffico dovrà anche pagare la propria parte". Ma il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha respinto questa eventualità, ribadendo "lo vogliamo aperto, lo vogliamo libero, non vogliamo pedaggi".
Il progetto della pipeline negli Emirati
Proseguono intanto i lavori per un passaggio alternativo del greggio attraverso una pipeline negli Emirati Arabi. Il nuovo oleodotto che aggira lo Stretto di Hormuz, secondo l'agenzia Reuters, sarebbe già completo al 50%, mentre si stima che, anche nel caso di un accordo di pace, potrebbero essere necessari almeno quattro mesi prima che i flussi globali di petrolio tornino all'80% dei livelli pre-conflitto.
Una situazione di tensione che non appare destinata a sgonfiarsi presto, mentre avanza il progetto dell'oleodotto negli Emirati, fortemente voluto dal Principe ereditario Sheikh Khaled bin Mohamed bin Zayed, che ha ordinato al colosso petrolifero statale ADNOC di accelerarne la costruzione al fine di raddoppiare la capacità di esportazione attraverso il porto di Fujairah entro il 2027.
Petrolio oltre 100 dollari: dai pedaggi a Hormuz alla pipeline negli Emirati
Il mercato resta in tensione mentre il traffico del greggio resta fortemente compromesso nel Golfo
22 maggio 2026 - 09.01