(Teleborsa) - L'Istat ha pubblicato, come previsto dall'Accordo quadro tra le parti sociali del 22 gennaio 2009, gli scostamenti tra previsione e realizzazione dell'inflazione IPCA al netto della dinamica dei prezzi dei beni energetici importati per il periodo 2022-2025, insieme alle nuove previsioni per il quadriennio 2026-2029.
Il consuntivo 2025 si attesta a +1,9%, un decimo di punto percentuale inferiore alla previsione formulata il 12 giugno 2025, che indicava +2,0%. Negli anni precedenti gli scostamenti erano stati più ampi: nel 2024 la realizzazione (+1,3%) è risultata 0,6 punti sotto la previsione (+1,9%), mentre nel 2023 e nel 2022 l'inflazione effettiva aveva superato le stime, rispettivamente di 0,3 punti (6,9% contro 6,6% previsto) e di 1,9 punti (6,6% contro 4,7% previsto), riflettendo l'impatto della crisi energetica di quegli anni.
Per il periodo 2026-2029, l'Istat prevede un'inflazione IPCA al netto dell'energia importata pari al 2,4% nel 2026, in aumento al 2,6% nel 2027, per poi scendere al 2,1% nel 2028 e al 2,0% nel 2029.
Le nuove stime tengono conto dei cambiamenti metodologici introdotti nel 2023 e dell'aggiornamento dell'elasticità di risposta effettuato nel 2026, ipotizzando la stabilizzazione del peso dei beni energetici nel paniere IPCA sui livelli attuali, pari al 3,62% per il 2026 (calcolato sulla media dei pesi nel decennio 2017-2026).
La previsione è stata elaborata con le informazioni disponibili al 10 giugno 2026.
Istat, nel 2026 inflazione IPCA al netto dell'energia importata al 2,4%
15 giugno 2026 - 13.52