(Teleborsa) - La riforma dell'Irpef e del cuneo fiscale ha prodotto un "alleggerimento stabile della pressione fiscale sul lavoro" e rappresenta "uno dei principali interventi di redistribuzione del reddito realizzati negli ultimi anni". Lo afferma un report di Unimpresa, secondo cui il minor gettito Irpef di 7,2 miliardi di euro rispetto al 2024 non è il segnale di un indebolimento delle entrate tributarie, ma l'effetto diretto e previsto delle misure introdotte con la legge di bilancio, che hanno reso strutturale il taglio del cuneo fiscale e la riduzione delle aliquote.

La nuova struttura dell'Irpef con tre aliquote rende definitiva la riduzione della seconda aliquota dal 25% al 23% per i redditi fino a 28.000 euro, misura che interessa circa 13,6 milioni di contribuenti. Sale, inoltre, da 1.880 a 1.955 euro la detrazione per i redditi da lavoro dipendente e la no tax area viene innalzata a 8.500 euro, allineandosi a quella dei pensionati.

Sempre secondo l'analisi del Centro studi di Unimpresa, che ha analizzato dati della Corte dei conti, nel 2025 l'Irpef accertata si è attestata a 242,2 miliardi di euro, in calo del 2,9% rispetto ai 249,4 miliardi del 2024, ma resta comunque superiore di oltre 7 miliardi ai livelli del 2023. Parallelamente, migliorano tutti gli indicatori di efficienza della gestione tributaria: i residui attivi dell'Irpef scendono da 34,2 a 30 miliardi (-12,2%), segnando la prima inversione di tendenza del triennio, mentre il rapporto tra versamenti e accertamenti sale dal 90,3% al 91,3%. Anche le somme ancora da riscuotere e da versare risultano in sensibile diminuzione, a conferma del rafforzamento dell'attività amministrativa e della capacità di recupero del gettito.

Il cuore della riforma varata dal governo di Giorgia Meloni è rappresentato dalla trasformazione degli sgravi contributivi in un meccanismo fiscale stabile e permanente. I lavoratori dipendenti con redditi fino a 20.000 euro ricevono un beneficio diretto in busta paga attraverso una somma esente da imposte, mentre per i redditi compresi tra 20.000 e 40.000 euro è prevista una detrazione aggiuntiva fino a 1.000 euro. Emerge, tra altro, una tenuta del sistema produttivo. Le ritenute sui lavoratori autonomi aumentano del 5,1%, unico comparto Irpef in crescita, mentre l'Ires registra un incremento del gettito del 4,4%, con accertamenti pari a 65,1 miliardi e riscossioni in aumento del 5,4%. Particolarmente significativo il rafforzamento dell'attività di controllo sulle società: gli accertamenti derivanti dalla compliance fiscale crescono del 47,6%, con un tasso di trasformazione in versamenti che raggiunge il 97,3%. Crescono inoltre del 15,6% i rimborsi delle imposte dirette, segnale di una maggiore rapidità dell'amministrazione nel restituire ai contribuenti le somme dovute, con effetti positivi sulla liquidità di famiglie e imprese.

"È possibile ridurre la pressione fiscale sul lavoro senza compromettere la solidità dei conti pubblici - commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi - Il calo di 7,2 miliardi del gettito Irpef non è una cattiva notizia: è il risultato di una scelta politica precisa che restituisce risorse a milioni di lavoratori e pensionati attraverso un sistema più semplice, stabile e trasparente. È la conferma che una riforma fiscale ben costruita può alleggerire il peso delle imposte senza indebolire l'amministrazione finanziaria. Accanto alla riduzione del prelievo, colpiscono gli indicatori di efficienza: diminuiscono in modo significativo i residui dell'Irpef, cresce la capacità di riscossione, aumentano i rimborsi ai contribuenti e si rafforza l'attività di controllo nei confronti delle imprese. Significa che il sistema fiscale non solo preleva meno sul lavoro, ma funziona anche meglio. È un equilibrio che va consolidato. Ora bisogna proseguire su questa strada, estendendo il percorso di riduzione della pressione fiscale anche alle piccole e medie imprese, rendendo strutturali gli incentivi agli investimenti e all'occupazione e continuando a semplificare gli adempimenti. Una fiscalità più equa, più efficiente e più orientata alla crescita è il presupposto indispensabile per rafforzare la competitività del Paese e sostenere lo sviluppo dell'economia italiana".