(Teleborsa) - L'aula del Senato ha approvato ieri in via definitiva il disegno di legge delega Pichetto sul nucleare, già approvato dalla Camera, con l'obiettivo di ridare all'Italia una normativa che consenta la riapertura delle centrali, chiuse dopo il referendum del 1987. Il provvedimento conferisce al Governo la delega per emanare decreti attuativi su costruzione ed esercizio delle centrali, produzione di idrogeno tramite energia nucleare, gestione del combustibile esaurito, sicurezza e istituzione degli organi di controllo, entro dodici mesi dall'entrata in vigore, con altri 24 mesi per eventuali correttivi.
"Oggi il Parlamento ha approvato in via definitiva la legge sul nucleare. Dopo quasi quarant'anni, l'Italia torna ad avere un quadro di regole per produrre energia nucleare. Una scelta coraggiosa e di buon senso", ha dichiarato sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sottolineando che il nucleare significa "più sicurezza energetica, meno dipendenza dall'estero e meno esposizione alle crisi internazionali".
"Oggi è una giornata storica per l'Italia", ha commentato il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha presentato il ddl. "Il nucleare sostenibile, insieme alle rinnovabili, renderà l'Italia un Paese sicuro, indipendente e competitivo [...] Adesso siamo già al lavoro per il prossimo obiettivo: redigere i decreti attuativi per applicare concretamente la legge. Lo faremo, di sicuro, entro fine anno".
La legge non autorizza oggi la costruzione di alcuna centrale né sceglie una tecnologia specifica, seguendo un principio di neutralità tecnologica che include SMR, AMR, microreattori e fusione. Non vengono individuati i siti, che saranno definiti sulla base di criteri tecnici, ambientali e territoriali, con consultazione delle comunità interessate. Il PNIEC colloca l'eventuale ingresso del nuovo nucleare intorno al 2035, con una capacità stimata al 2050 tra 8 e 16 GW, pari all'11-22% della domanda elettrica nazionale.