(Teleborsa) - Si apre una settimana cruciale per l'ex Ilva, che saprà se l'attività della più grande acciaieria italiana è destinata a chiudere per sempre, o se vi saranno opportunità per arrivare al progetto di acciaieria verde e rilanciare le attività industriali, con qualche imprenditore e finanziatore disposto a scommettere sul progetto.

E' attesa per domani la sentenza della Corte di Cassazione, in merito all'ordinanza dalla Corte d'Appello di Milano, che per due volte ha ordinato lo spegnimento dell'impianto a caldo. Decisione che sarà definitiva e darà luogo ad una serie di attività senza possibilità ritorno. Una sentenza in cui si nutrono aspettative positive, visti i recenti orientamenti giurisprudenziali, ma l'incertezza ed il pessimismo regnano sovrane.

Frattanto, la priorità è mettere in sicurezza più posti di lavoro possibili e, dopo l'intervento della scorsa settimana del governo con decreto ad hoc, Acciaierie d'Italia in Amministrazione Straordinaria ha annunciato un raddoppio della cassa integrazione straordinaria (CIGs) dai 4.450 lavoratori attuali fino a un massimo di 8.622 dipendenti fino al 28 febbraio 2027, salvo proroghe. Da considerare che l'organico complessivo conta circa 9.626 dipendenti. La CIGs coinvolge tutti i principali siti del Gruppo, non solo lo stabilimento di Taranto, ma anche quelli di Genova e Novi Ligure: 6.964 lavoratori sui 7.875 complessivi sono coinvolti a Taranto, 870 a su 917 a Genova, 515 su 542 a Novi Ligure e 117 su 125 a Milano.

Frattanto, si riaccende la protesta sindacale, allentatasi un po' dopo il decreto varato dal Governo, che prevede anche misure per la ricollocazione del personale dell'ex Ilva in via prioritaria, anche su impieghi in ambito sociale e procedure abbreviate per l'inserimento dei lavoratori nel sistema per l'inclusione sociale e lavorativa (SIISL). Parallelamente, il Governo lavora per il rilancio dell'attività e per il progetto di acciaieria verde, alimentata con forni elettrici.

Con i sindacati - oggi è previsto un presidio davanti ai cancelli della fabbrica di Genova - è proseguita anche la mobilitazione della cittadinanza tarantina, scesa nuovamente in piazza per chiedere la chiusura del siderurgico e la bonifica del territorio. La manifestazione "Taranto torna a vivere", promossa dalla rete Onda del Futuro, ha ribadito la volontà di chiudere lo stabilimento siderurgico e procedere con la bonifica e la riconversione del sito.