(Teleborsa) - "La condizione dei giovani è una priorità per il Paese. Condanniamo la violenza nelle manifestazioni, ma la politica deve interrogarsi sulle rivendicazioni che le animano. Occorre riattivare l’ascensore sociale, garantendo pari opportunità indipendentemente dal territorio e dalla famiglia di origine. Talento, impegno, perseveranza e merito devono essere valorizzati, superando disparità che impediscono a molti ragazzi di emergere. I giovani devono sapere che costruire il proprio futuro in Italia è possibile. Anche nel dibattito sul costo degli alloggi universitari serve equilibrio tra diritti e doveri, troppo spesso trascurati. Per contrastare la fuga all’estero di chi cerca stipendi e prospettive migliori, dobbiamo incentivare l’occupazione giovanile, anche attraverso la detassazione delle retribuzioni. Non esistono soluzioni miracolose: servono interventi strutturati che rendano più agevole l’accesso al lavoro e alla casa, offrendo ai ragazzi condizioni concrete per realizzarsi e scegliere di restare nel nostro Paese. È un impegno che richiede continuità, risorse e scelte durature". Lo ha dichiarato Chiara Tenerini, deputata di Forza Italia in Commissione Lavoro a Montecitorio, nel corso del Cnpr forum "La sfida generazionale: rivedere il Patto per una maggiore equità", promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
Sulla necessità di ridurre il debito pubblico si è espresso Ettore Rosato (Azione) segretario del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica: "In Italia si torna ogni anno a discutere dei giovani, ma il loro peso nelle scelte politiche resta marginale. Si parla spesso di pensioni e troppo poco di strumenti per il loro futuro. La crisi demografica ne riduce il numero e rischia di indebolirne ulteriormente la rappresentanza nei processi decisionali. Occorre riequilibrare le priorità, destinando le risorse con intelligenza e senza contrapporre le generazioni. Il privato sociale deve poter operare con procedure semplici, impiegando i fondi senza sprechi e senza ostacoli burocratici che rallentino gli interventi. Tra gli obiettivi del governo deve esserci la riduzione del debito pubblico, il peso maggiore che lasciamo ai giovani. Nel nostro Paese le opportunità esistono, ma il contesto resta difficile e gli strumenti disponibili non sono competitivi con quelli offerti all’estero, sia sul piano delle retribuzioni sia delle prospettive professionali. Servono scelte capaci di dare alle nuove generazioni più spazio, riconoscimento e possibilità reali di realizzarsi, rendendo l’Italia un luogo nel quale costruire il proprio futuro".
Più certezza per i giovani chiede Graziano Pizzimenti, parlamentare della Lega in Commissione Ambiente della Camera dei deputati: "Sono cambiate soprattutto le condizioni in cui i giovani costruiscono il proprio futuro. Un tempo le prospettive erano legate a un territorio circoscritto; oggi il mercato è globale e offre più opportunità, ma richiede competenze e preparazione maggiori e capacità d’iniziativa. La conoscenza delle lingue, ad esempio, è essenziale per muoversi e lavorare in contesti internazionali. Le possibilità aumentano, insieme all’impegno necessario per coglierle. In un mondo professionale profondamente trasformato, la stabilità e la continuità occupazionale restano decisive per programmare la vita, acquistare una casa e formare una famiglia. I giovani cambiano lavoro più spesso, seguendo dinamiche e prospettive diverse dal passato, ma questa mobilità rende più difficile assumere impegni duraturi. Molti si trovano così davanti a un bivio: fermarsi e adattarsi all’impiego disponibile oppure inseguire una carriera, trasferendosi dove si aprono occasioni più interessanti. La sfida è conciliare aspirazioni professionali e progetti personali, senza dover rinunciare alle une per realizzare gli altri".
Secondo Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico in Commissione Giustizia della Camera: "Il caro vita pesa soprattutto sulle nuove generazioni, già troppo penalizzate da redditi più bassi. Un under 35 guadagna meno di un coetaneo di dieci anni fa e circa il 30% in meno di un lavoratore senior, che pure oggi fatica a sostenere le spese. Questo divario limita sogni, prospettive e progetti di chi dovrebbe guardare al futuro con fiducia e si trova invece a rinviare le proprie scelte. Le mobilitazioni delle ultime settimane mostrano quanto la casa sia uno dei terreni sui quali la distanza tra generazioni emerge con maggiore forza. Siamo cresciuti considerando l’abitazione di proprietà una tappa naturale del percorso verso l’autonomia, un traguardo quasi scontato. Per molti giovani questa aspettativa è stata disattesa: acquistare o affittare una casa è diventato un ostacolo alla costruzione di una vita indipendente. L’abitazione conserva un valore identitario e sociale, ma le politiche del Paese continuano a trattarla soprattutto come un bene di mercato. Occorre riconoscerla come un diritto, mettendo al centro l’accessibilità e la possibilità di progettare il proprio futuro".
Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo: "I giovani sono tornati al centro del dibattito pubblico, ma le loro opportunità restano spesso inferiori a quelle delle generazioni precedenti. Trovare un impiego stabile, acquistare una casa e formare una famiglia sono traguardi sempre più difficili da raggiungere. Le nuove generazioni pagano un prezzo elevato per le trasformazioni economiche e sociali. Serve un equilibrio tra diritti acquisiti, crescita, sviluppo e welfare, capace di offrire prospettive concrete e garantire a tutti la possibilità di costruire il proprio futuro con fiducia e serenità".
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: "Le nuove generazioni affrontano opportunità diverse dal passato: l’ascensore sociale è bloccato e le risorse sono squilibrate. Debito pubblico, iniquità fiscale, bassi salari, precarietà, difficoltà abitative e squilibri demografici e pensionistici ne frenano l’autonomia. Conoscenza, tecnologia e mobilità internazionale aprono nuove prospettive, mentre solo alcuni beneficiano di patrimoni ereditati. In Italia le nuove generazioni pagano il prezzo più alto di queste fragilità strutturali sempre più gravi".