(Teleborsa) - Ancora in calo il punteggio dell'Italia nell'Indice di percezione della corruzione (Cpi) nel settore pubblico: da 54, nel 2024, a 53 nell'edizione 2025 pubblicata nella giornata di oggi da Transparency International. Confermata, dunque, la 52/esima posizione nella classifica globale che conta 182 Paesi/territori in tutto il mondo e la 19/esima nell'Unione Europea dove il punteggio medio è di 62 su 100. Tra i Paesi Ocse è 31/esima su 38.

Secondo Transparency International il sistema di prevenzione della corruzione italiano risente delle ripercussioni dell'indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell'abuso di ufficio. Nel 2024 il punteggio nazionale aveva subito la prima inversione di tendenza dal 2012, dopo una crescita durata tredici anni con +14 punti. A livello globale poi, al primo posto della classifica, con un punteggio di 89 - in una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello) - c'è anche quest'anno la Danimarca, mentre all'ultima posizione si riconferma il Sud Sudan.


Dal report emerge anche che la corruzione sta peggiorando a livello mondiale con un aumento dei fenomeni corruttivi anche nelle democrazie consolidate.

I dati globali del Cpi 2025 mostrano che le democrazie, "solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, stanno registrando un preoccupante calo delle prestazioni". Una tendenza che riguarda paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d'Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80).

Aumentano "le restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione. Dal 2012, 36 dei 50 paesi con un calo significativo dei punteggi Cpi hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico".