(Teleborsa) - L'FMI come anticipato ha tagliato le stime di crescita dell'economia mondiale, a causa della crisi scoppiata in Medioriente e del razionamento dei prodotti energetici. "Dopo aver resistito lo scorso anno ad un aumento delle barriere commerciali e ad una maggiore incertezza, l'attività economica globale si trova ora ad affrontare una prova importante a causa dello scoppio della guerra in Medioriente", spiega l'FMI.
L'Istituto di Washington ora prevede che la crescita globale rallenterà al 3,1% nel 2026 dal 3,3% indicato in precedenza e resterà invariata al 3,2% nel 2027. Parallelamente, l'inflazione è attesa in aumento nel 2026 al 4,4%, per poi tornare a scendere al 3,7% nel 2027. Il Fondo ha anche elaborato uno scenario "avverso", in risposta ad un peggioramento del conflitto in Iran, ipotizzando che la crescita quest'anno rallenterebbe al 2,5% e l'inflazione raggiungerebbe il 5,4%, mentre ipotizzando uno scenario "grave", la crescita globale si ridurrebbe al 2% quest'anno e l'inflazione supererebbe il 6%.
"Le prospettive sono dominate da rischi al ribasso. Un conflitto più lungo o più esteso, un peggioramento della situazione geopolitica, una rivalutazione delle aspettative sulla produttività derivante dallo sviluppo dell'intelligenza artificiale o il riacutizzarsi delle tensioni commerciali potrebbero indebolire significativamente la crescita e destabilizzare i mercati finanziari", spiega il Fondo, aggiungendo che "l'elevato debito pubblico e l'erosione della credibilità istituzionale acuiscono ulteriormente le vulnerabilità". Per contro, "l'attività economica potrebbe riprendersi se i benefici in termini di produttività derivanti dall'AI si concretizzassero più rapidamente o se le tensioni commerciali si attenuassero in modo duraturo".
Per quanto concerne le principali economie, l'FMI ha rivisto leggermente al ribasso le stime di crescita degli Stati Uniti al 2,3% nel 2026 (2,4% precedente), mentre ha alzato quelle sul 2027 al 2,1%. Per l'Eurozona, la crescita è stata rivista al ribasso all'1,1% nel 2026 ed all'1,2% nel 2027 (entrambi di .0,2 punti). Confermate le previsioni di crescita del Giappone allo 0,7% nel 2026 ed allo 0,6% nel 2027, mentre la crescita della Cina è stata ridotta al 4,4% quest'anno ed al 4% il prossimo.
Caso a parte i Paesi del Golfo, che farebbero pesantemente le spese del conflitto: l'Iran potrebbe vedere il PIL crollare a -6,1% e l'inflazione già altissima raggiungere il 68,9%. Peggiore sarebbe la recessione del Qatar, con un PIL a -8,6% e dell'Iraq a -6,8%.
Per l'Italia si attende quest'anno una crescita dello 0,5% per quest'anno ed il prossimo, entranbi inferiori di 0,2 punti rispetto alle precedenti stime. Una revisione in linea con quella dell'Eurozona. Per la Germania, si stima un taglio più corposo delle previsioni di crescita di 0,3 punti allo 0,8% nel 2026 ed all'1,2% nel 2027. Per la Francia prevede una crescita dello 0,9% in entrambe le annualità, mentre per la Spagna si attende una crescita più forte del 2,1% quest'anno e dell'1,8% il prossimo.
Per l'FMI, la soluzione per affrontare lo shock attuale e per fronteggiare future perturbazioni risiede nel promuovere l'adattabilità, mantenere un assetto politico credibile e rafforzare la cooperazione internazionale. In questo contesto, l'aumento della spesa per la difesa, innescato da un'escalation delle tensioni geopolitiche, potrebbe stimolare l'attività economica nel breve termine, ma anche generare pressioni inflazionistiche, indebolire la sostenibilità fiscale e rischiare di sottrarre risorse alla spesa sociale, il che a sua volta potrebbe alimentare malcontento e disordini sociali. Lo scoppio di conflitti - si afferma - implica "gravi compromessi" sul fronte macroeconomico e "conseguenze di lungo termine che si estendono ben oltre lo shock immediato della guerra".
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FMI taglia stime crescita mondiale al 3,1% nel 2026. Pil dell'Italia allo 0,5%
Le nuove prospettive sono dominate da rischi al ribasso
14 aprile 2026 - 16.07