(Teleborsa) - A un anno dall’introduzione del nuovo codice Ateco per influencer (73.11.03), in Italia si contano circa 40mila professionisti, ma solo il 2,5% lo ha adottato. Il settore resta frammentato e spesso secondario: i fatturati medi sono intorno ai 24mila euro annui, con una prevalenza di uomini (66%) e un’età media di circa 32 anni.

È l’identikit dell’influencer professionista in Italia, tracciato da un’indagine congiunta delle tech company Fiscozen e Kolsquare, che analizza profilo anagrafico, ricavi, modalità di guadagno e settori di attività.

Secondo i dati Fiscozen, nel 2024 il fatturato medio era di 21.502 euro (20.378 per le donne e 22.627 per gli uomini), mentre nel 2025 è cresciuto dell’11,8% raggiungendo i 24.038 euro medi (21.840 per le donne e 26.237 per gli uomini). Nei codici Ateco legati a influencer marketing e content creation il fatturato medio sale a 39.947 euro (+23%). Tuttavia, solo il 2,5% dei professionisti è passato al nuovo codice: questi registrano ricavi più elevati, pari a 34.521 euro medi (31.649 per le donne e 37.393 per gli uomini).

"L’analisi ha preso in considerazione chi utilizza i codici ATECO per influencer sia come professione primaria che secondaria. Non deve quindi stupire che i fatturati medi siano più bassi rispetto all’immaginario collettivo. Si tratta spesso di persone con piccole comunità di follower che non svolgono l’attività di influencer come principale fonte di reddito. Il 2,5% che invece ha fatto la migrazione al nuovo codice, registrando in media fatturati di oltre 10mila euro in più, è ragionevole pensare che riguardi influencer 'puri'. Il riconoscimento del settore è un passo importante perché rende più chiaro come inquadrare l’attività e semplifica gli obblighi fiscali, tuttavia siamo in una fase iniziale con un’adozione limitata e un mercato che resta molto ibrido tra influencer creator e altre attività digitali. Servirà ancora tempo perché le regole riescano a tenere il passo con un settore in forte evoluzione", afferma Elena Battistini, commercialista partner di Fiscozen.

L’analisi di Kolsquare su oltre 5.300 influencer italiani evidenzia che il 74% appartiene alle fasce 'nano' e 'micro', che registrano anche i livelli di engagement più alti, mentre i profili 'celebrity' superano tutti per numero di sponsorizzazioni. Le nicchie più attive sono relazioni personali, moda e fitness, seguite dal food. Su Instagram dominano le storie per volume, mentre reel e post generano più visibilità e interazioni e sono i principali strumenti per le collaborazioni, che però rappresentano solo il 3,1% dei contenuti.

"Questo rapporto è fondamentale, perchè dimostra che anche i creator devono mantenere una forte presenza organica, essenziale per la fiducia del pubblico e il valore a lungo termine per i brand. La fidelizzazione, l’autenticità, l’etica e la costanza nella pubblicazione sono gli aspetti più ricercati dalle aziende, che ricorrono sempre più spesso a collaborazioni di lungo termine facendo degli influencer scelti dei veri e propri ambasciatori. Se da un lato rimane importante raggiungere un elevato numero di persone, dall’altro è cruciale collaborare con nicchie reattive e interattive. Che si tratti di un lavoro a tempo pieno o di una fonte di reddito secondaria, l’aspetto fondamentale della professione non cambia: coltivare quotidianamente la propria community è la chiave del successo", aggiunge Giovanni Spinelli, Country Manager di Kolsquare Italia.

Lo studio rileva che oltre 16.700 brand hanno investito in influencer marketing in Italia, privilegiando Instagram (93%), seguito da TikTok e YouTube, con una forte domanda di video brevi e contenuti generati dagli utenti. I maggiori investimenti si concentrano in moda, beauty e prodotti salutari, con alcuni grandi brand a trainare il volume delle sponsorizzazioni. Tuttavia, i tassi di engagement più elevati si registrano nel settore viaggi e turismo, nettamente superiori alla media.