(Teleborsa) - Il manifatturiero italiano chiuderà il 2026 con un fatturato stabile a prezzi costanti (+0,2%) e in moderata crescita a prezzi correnti (+3,8%, a 1.168 miliardi di euro), ma lo scenario peggiora sensibilmente se il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse prolungarsi oltre la metà dell'anno. È quanto emerge dal Rapporto Analisi dei Settori Industriali presentato da Intesa Sanpaolo e Prometeia.
Lo scenario base incorpora "un'ipotesi di durata limitata del conflitto in Medio Oriente e di miglioramento del contesto operativo nella seconda parte dell'anno", con "una graduale normalizzazione degli scambi mondiali, considerando i danni persistenti alle infrastrutture energetiche". In questo quadro, "l'atteso miglioramento del contesto operativo nella seconda parte dell'anno non sarà sufficiente per mantenere il manifatturiero italiano su un sentiero di crescita, ma potrà garantire una sostanziale stabilizzazione del fatturato sui livelli del 2025."
Lo scenario avverso è però esplicito: "Nel caso in cui la chiusura dello stretto di Hormuz dovesse prolungarsi oltre la metà del 2026, il conseguente deterioramento della domanda mondiale e nazionale porterebbe il manifatturiero italiano a registrare una contrazione del fatturato a prezzi costanti nel biennio 2026-27, pari a -1,5% medio annuo". L'impatto sarebbe trasversale a tutti i settori, con effetti "meno rilevanti sui produttori di beni di consumo incomprimibili (Alimentare e bevande, Farmaceutica, Largo consumo) e più significativi per i produttori di beni durevoli e d'investimento".
L'elemento più critico riguarda i margini: "Le tensioni sui costi implicherebbero una significativa penalizzazione dei margini unitari, stimati scendere al 7,4% nel 2027 rispetto al 9,7% dello scenario di base". Il rimbalzo atteso nel 2028 consentirebbe "un recupero solo parziale dei livelli di attività e della redditività".