(Teleborsa) - Nel 2025 il comparto vinicolo italiano registra un calo delle vendite del 2,8% e una flessione dell’export del 3,4%, in un mercato sempre più selettivo. Meglio gli spumanti (-1,5%) e i vini premium (-2,2%), mentre soffrono soprattutto le imprese di minori dimensioni (-3,5%). E' quanto emerge dall'Indagine sul settore vinicolo in Italia pubblicata dall'Area Studi Mediobanca.
L’Italia nello scenario mondiale
Nel 2025 la produzione mondiale di vino è stimata in 227 milioni di ettolitri (+0,6% sul 2024) mentre i consumi si attestano a 208 milioni di ettolitri, in diminuzione del 2,7%. L’Italia si conferma il principale produttore mondiale di vino con 44,4 milioni di ettolitri (19,7% del totale), non distante dal livello del 2024 (+0,7%); più evidente il calo dei consumi nazionali (-9,4%), passati da 38 litri pro capite all’anno nel 2022 a 35,6 litri nel 2025. In attivo, invece, il saldo commerciale italiano: in 20 anni è cresciuto a un tasso medio annuo del 5%, passando da 2,7 miliardi di euro del 2005 ai 7,2 nel 2025. L’Italia è, inoltre, il primo esportatore di vino per quantità (21 milioni di ettolitri nel 2025) e il secondo per valore (7,8 miliardi di euro, dietro solo agli 11,2 miliardi della Francia.
Un break strutturale: le imprese italiane e il cambiamento dei consumi
Negli ultimi cinque anni, l’80% dei produttori italiani ha rilevato un calo dei consumi di vino; per circa due terzi la tendenza è attesa proseguire anche nei prossimi anni. Nonostante ciò, il 70% dei produttori continua a ritenere il settore attrattivo, considerandolo destinato a un processo di selezione più severo.
La diversificazione dell’offerta è considerata la leva principale per far fronte al cambiamento dei consumi (lo pensa il 72% delle imprese), seguita dall’apertura o sviluppo di nuovi mercati (64%) e dal marketing (60%). Crescono investimenti in cantina, energia e tecnologia; attesi segnali di ripresa nel 2026 dal 58% delle imprese.
Il 2025 dei produttori di vino
Le vendite calano del 2,8%, con maggiore debolezza dell’estero (-3,4%) rispetto al mercato interno (-2,2%). Penalizzate le aziende più piccole e capital intensive.
I top player e le regioni del vino
Restano leader Cantine Riunite-GIV (635,1 mln di euro), seguita da Argea (462,9 mln di euro) e IWB (395,9 mln di euro). Forte presenza di operatori cooperativi e grande peso dell’export per molti gruppi, spesso superiore al 90%.
Il Veneto è la prima regione per produzione e export (oltre il 35% del totale). Seguono Emilia-Romagna e Piemonte. Differenze significative tra regioni per redditività, export e struttura finanziaria, con Toscana e Piemonte tra le più performanti.
Le imprese vinicole tra famiglia e mercato
L’assetto proprietario del settore vinicolo italiano resta fortemente ancorato alla dimensione familiare: il 66% del patrimonio netto è infatti detenuto da famiglie, quota che sale all’82% se si considerano anche le cooperative. Gli investitori finanziari partecipano al 10,2% dei mezzi propri: banche e assicurazioni per il 4,8% e fondi di private equity per il 3,6% del patrimonio netto.
I consigli di amministrazione sono generalmente piccoli e concentrati: l’87,4% ha massimo 5 membri e nel 52% dei casi le deleghe operative sono in mano a un solo soggetto, indicando una forte struttura verticistica. Le figure apicali risultano più anziane rispetto agli altri membri: amministratori unici e presidenti hanno un’età media intorno ai 64–65 anni, mentre i consiglieri mediamente hanno 55 anni. La presenza femminile nei board è bassa: le donne rappresentano il 13,6% dei membri (25,2% nelle società non cooperative) e il 9,4% dei presidenti (15,3% nelle non cooperative).
La Dop economy del vino
Per la prima volta il Rapporto include anche un contributo della Fondazione Qualivita dedicato al comparto dei vini DOP e IGP e al ruolo dei Consorzi di tutela.
La sezione analizza i principali dati economici del comparto, che conta 522 denominazioni DOP e IGP e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025. L’analisi, elaborata sui dati ufficiali del MASAF e della Commissione europea, prende in esame oltre 440 modifiche relative a più di 160 denominazioni italiane e interpreta le principali tendenze del comparto attraverso quattro ambiti chiave: Produzione, Territorio, Mercato e Consumatori.
Vino italiano: vendite in calo nel 2025 ma il settore resta competitivo e si trasforma
20 maggio 2026 - 13.24