(Teleborsa) - La Federal Reserve manterrà il suo tasso d'interesse di riferimento invariato per il resto del 2026. È quanto emerge da un ampio sondaggio Reuters tra gli economisti, che registra per la prima volta quest'anno un chiaro consenso su questo scenario, mentre l'inflazione alimentata dal conflitto in Medio Oriente continua a rivelarsi più persistente del previsto.
I future sui tassi si sono spinti persino oltre, arrivando a scontare almeno un rialzo dei tassi entro la fine dell'anno. Il robusto rapporto sul mercato del lavoro statunitense di maggio, pubblicato venerdì scorso, ha inoltre contribuito a ridimensionare ulteriormente le ipotesi di tagli.
L'inflazione si mantiene intorno al doppio dell'obiettivo del 2% fissato dalla Fed, senza prospettive di un rapido rientro dopo oltre cinque anni di pressioni sui prezzi superiori alla norma, mentre l'attività economica continua a mostrare una sostanziale tenuta.
Alcuni membri del Federal Open Market Committee (FOMC) hanno già aperto alla possibilità che i tassi possano dover essere aumentati nel corso dell'anno.
Secondo il sondaggio Reuters, circa il 70% degli economisti intervistati - 72 su 102 - prevede che il tasso di riferimento rimarrà nell'attuale intervallo compreso tra il 3,50% e il 3,75% per tutto il 2026. Si tratta di una quota in netto aumento rispetto a meno della metà registrata il mese scorso e a circa un terzo nelle rilevazioni precedenti. L'indagine è stata condotta tra il 4 e il 9 giugno.
Nessuno degli economisti consultati prevede un taglio dei tassi al termine della riunione del FOMC del 16-17 giugno, la prima presieduta dal nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh.
Il sondaggio suggerisce che Warsh, nominato dal presidente Donald Trump e sottoposto a pressioni affinché riduca i tassi, potrebbe incontrare notevoli difficoltà nel raccogliere sostegno per un allentamento della politica monetaria. Molti economisti si aspettano inoltre che la Fed elimini dal comunicato di politica monetaria di questo mese il riferimento a una futura fase di allentamento.
La maggior parte degli analisti ha rinviato al prossimo anno le aspettative di un taglio dei tassi o le ha completamente eliminate. Solo una minoranza ritiene che la prossima mossa della banca centrale possa essere un rialzo.
Diversi economisti prevedono inoltre che il nuovo "dot plot" trimestrale della Fed indicherà tassi invariati per quest'anno, mentre alcuni intravedono persino la possibilità di ulteriori aumenti, in netto contrasto con le proiezioni di marzo, che indicavano un taglio.
Un altro sondaggio Reuters indica che l'inflazione potrebbe essere salita al 4,2% a maggio, il livello più elevato degli ultimi tre anni, mentre l'inflazione core sarebbe aumentata al 2,9%. I dati saranno pubblicati domani, mercoledì 10 giugno.
L'indicatore dell'inflazione preferito dalla Fed, il Personal Consumption Expenditures Price Index (PCE), è salito al 3,8% su base annua ad aprile, il valore più elevato da maggio 2023. Le previsioni indicano una media del 3,9% nel secondo trimestre, del 3,8% nel terzo e del 3,6% nel quarto.
Solo il mese scorso la maggior parte degli economisti riteneva che le attuali pressioni inflazionistiche, dovute principalmente agli choc energetici legati al conflitto in Medio Oriente, fossero temporanee.
Le banche centrali avevano espresso valutazioni simili nel 2022, quando l'impennata dei prezzi innescata in parte dall'invasione russa dell'Ucraina si rivelò invece persistente, costringendo le autorità monetarie ad avviare uno dei cicli di rialzo dei tassi più aggressivi degli ultimi decenni.
Le stime su crescita economica e occupazione restano sostanzialmente invariate. Il tasso di disoccupazione è atteso intorno al 4,3% o leggermente superiore, mentre la crescita dell'economia statunitense dovrebbe attestarsi in media attorno al 2% nei prossimi anni.
Fed, i tagli dei tassi si allontanano: l'inflazione alimentata dalla guerra spinge verso una lunga pausa
Un sondaggio Reuters tra gli economisti evidenzia un consenso sempre più ampio: i tassi d'interesse resteranno invariati per tutto il 2026, mentre i timori di un'inflazione persistente fanno sfumare le aspettative di un allentamento monetario
09 giugno 2026 - 15.18