(Teleborsa) - "Ripeto semplicemente quanto ho già detto prima di questa decisione: la probabilità che i tassi di interesse aumentino è di gran lunga superiore alla probabilità che non aumentino".

E' quanto ha affermato in un'intervista Gediminas Simkus, membro del Consiglio direttivo della BCE, aggiungendo che "i rischi per l'inflazione sono orientati al rialzo. Il contesto è piuttosto favorevole all'inflazione. Pertanto, non prevediamo effetti di secondo ordine, ma d'altro canto l'inflazione stessa si manterrà al di sopra del livello obiettivo per un periodo di tempo sufficientemente lungo, il che richiederà delle decisioni".

"Ieri il prezzo del petrolio ha già raggiunto di nuovo i 100 dollari al barile. E questo avrà inevitabilmente ripercussioni sul quadro inflazionistico. Quindi, innanzitutto, l'incertezza è molto elevata", ha sottolineato Simkus.

Si ricorda intanto che ieri la BCE ha lasciato i tassi di riferimento invariati, come da attese, dopo averli alzati per la prima volta quest'anno di 25 punti base a giugno (il primo rialzo dal 2023, con una decisione che aveva seguito sette meeting di costo del denaro invariato). I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale sono rimasti invariati rispettivamente al 2,25%, al 2,40% e al 2,65%.

Il consiglio direttivo ha spiegato che "le prospettive per i prezzi dell'energia, benché altamente variabili, si collocano al momento su livelli prossimi allo scenario di base delle proiezioni formulate a giugno dagli esperti dell'Eurosistema e ben al di sopra di quelli registrati prima del conflitto in Medio Oriente", mentre "l'incertezza resta elevata e l'impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno".

Pertanto, la BCE "segue con attenzione l'intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto".