(Teleborsa) - Il prezzo dell'oro prosegue un movimento di recupero sui mercati internazionali e, dopo aver messo a segno un rialzo di circa l'1,8% la scorsa settimana, supera i 4.100 dollari in risposta alla debolezza del dollaro, offrendo segnali di speranza in vista della riunione della Federal Reserve.

Il metallo prezioso ha avviato la settimana su toni cauti, ma ha poi testato un massimo di 4.118,75 dollari nell'intraday, per poi assestarsi a 4.091 dollari l'oncia, in rialzo dello 0,5%. Nell'ultima settimana, il metallo prezioso ha portato a casa un vantaggio dell'1,8%, un segnale positivo dopo un mese di luglio caratterizzato da una performance trascurabile.

La risalita dell'oro è stata favorito dalla debolezza del dollaro, con un dollar index che cede lo 0,2% a 101,09, attestando la performance dell'ultima settimana a +0,3% e confermando un mese di luglio interlocutorio.

Gli ultimi movimenti di valute e oro sono stati motivati dalla de-escalation del conflitto in Medioriente, con Stati Uniti e Iran che hanno sospeso gli attacchi militari nel fine settimana, per consentire il proseguimento degli sforzi diplomatici dei mediatori dell'Oman e favorire un nuovo accordo per lo Stretto id Hormuz. Questi sviluppi hanno fatto scendere il prezzo del petrolio del 5-6%, allentando le tensioni sul livello generale dei prezzi.

Una buona notizia in vista della riunione della Fed: il FOMC annuncerà le sue decisioni mercoledì sera ed un nulla di fatto sui tassi è pressoché scontato. Uno sviluppo che equivale di per sé ad una mossa espansiva. Tuttavia, si attendono le considerazioni del Presidente Kevin Warsh sulla situazione economica generale e sull'inflazione, per capire se gli ultimi sviluppi abbiano compromesso future mosse della banca centrale statunitense. Al momento i Fed Watch al CME danno una buona probabilità di un aumento die tassi di 25 punti fra settembre ed ottobre, mentre è improbabile un nuovo aumento entro la fine dell'anno.