(Teleborsa) - Le massicce sanzioni imposte dagli USA all'Iran e l'isolamento economico del Paese del Golfo hanno avuto effetti devastanti sulla valuta locale, il rial iraniano, che era già pesantemente sotto pressione dopo mesi di guerra ed il blocco di fatto del commercio petrolifero. Ma certamente il D-day economico preannunciato da Trump ha avuto riflessi pesantissimi, anche se la banca centrale iraniana minimizza l'impatto.

Il cambio del rial contro l'euro ed il dollaro è a zero da tempo, ma la valuta locale ha testato nuovi minimi storici: per acquistare un dollaro ci vogliono ora circa 2 milioni di rial contro i circa 1,5 milioni di fine 2025, prima che gli Stati Uniti avviassero con Israele la campagna in Iran, scoppiata a fine febbraio 2026. Da allora, è stato un trend discendente e più si prolungava il conflitto (e l'impatto sul mercato petrolifero) più il rial perdeva terreno contro la valuta statunitense.

"Il presidente Trump ha decimato l'economia iraniana al punto che il rial non è mai stato così debole e l'inflazione raramente è stata così alta", ha affermato il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent in un articolo sul Financial Times, prima di annunciare le nuove sanzioni contro l'Iran. Il Paese è ormai completamente isolato dalla minaccia statunitense di ripercussioni economiche contro tutti coloro che aiuteranno o intratterranno rapporti con l'Iran. Un vero e proprio "isolamento" economico. Già la scorsa settimana, gli Emirati Arabi Uniti, che sono da tempo uno dei principali partner commerciali dell'Iran e la sua maggiore fonte di importazioni, avevano annunciato la sospensione di tutti gli scambi commerciali con il Paese del Golfo.

L'ennesimo strappo al ribasso del rial è stato commentato con una apparente tranquillità dalla Banca centrale iraniana, che ha definito il movimento "temporaneo". Il governatore Abdolnaser Hemmati, intervenendo in TV, ha definito le nuove sanzioni una "propaga politica americana" e si è detto convinto che "la situazione migliorerà e i problemi saranno risolti".

Al di là delle affermazioni controllate del governatore, l'Iran sta sperimentando una crisi economica senza precedenti. La svalutazione della sua moneta ed il deterioramento del quadro macroeconomico hanno avuto pensanti impatti sul PIL, atteso dal FMI in contrazione del 5% quest'anno, ed hanno fatto schizzare l'inflazione, soprattutto per alcuni tipi di beni, come il riso che è aumentato del 60% e la carne bovina del 150%.

Nonostante questo, il regime iraniano resta saldo e sta giocando a braccio di ferro con gli Stati Uniti. Da un lato, Teheran sconta le ripercussioni della guerra sul mercato petrolifero, suo principale business, in termini di blocco della produzione e distruzione di infrastrutture. Dall'altro, la guerra per il controllo dello Stretto di Hormuz, per il quale l'Iran sta patteggiando un accordo di sfruttamento congiunto con l'Oman, esercita pressioni politiche anche sul Presidente Trump, in vista delle elezioni di metà mandato. E' ormai un sfida a chi resiste di più.

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