(Teleborsa) - Nel periodo gennaio-luglio 2026, le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano a 346.123 milioni di euro, con un aumento di 9.357 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (+2,8%).

Lo si legge nel bollettino del dipartimento Finanze del MEF secondo cui le imposte dirette si attestano a 200.670 milioni di euro (+6.175 milioni di euro, pari a +3,2%) e le imposte indirette risultano pari a 145.453 milioni di euro (+3.182 milioni di euro, pari a +2,2%).

Nel mese di luglio le entrate tributarie sono state pari 63.743 milioni di euro in aumento di 3.580 milioni (+6,0%) rispetto a luglio 2025. La dinamica mensile riflette l’andamento delle imposte dirette, cresciute di 3.936 milioni di euro (+10,4%), a fronte di una diminuzione delle imposte indirette, pari a 356 milioni di euro (-1,6%).

Nei primi sette mesi dell’anno le imposte dirette hanno mostrato un aumento di 6.175 milioni di euro (+3,2%). Il gettito dell’IRPEF ha segnato un aumento di 3.690 milioni di euro (+2,7%). La dinamica positiva è riconducibile principalmente alle ritenute effettuate sui redditi dei lavoratori dipendenti (+4.070 milioni di euro, +3,5%) nonostante la manovra di Bilancio 2026 prevedesse una riduzione delle ritenute determinata tra l’altro dalla riduzione dal 35% al 33% della seconda aliquota IRPEF e dall’introduzione dell’aliquota agevolata al 15% su indennità di turno e di lavoro notturno. Si segnala che a luglio, secondo i dati ISTAT, si è registrata una crescita annuale degli occupati (+307 mila unità, +1,3%) e la retribuzione oraria media, nel periodo gennaio-giugno 2026, è cresciuta del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Positivo anche l’andamento delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo (+286 milioni di euro, +3,2%), mentre risultano in riduzione i versamenti in autoliquidazione (-196 milioni di euro, -2,6%), a causa della diminuzione del versamento a titolo di acconto (-265 milioni di euro, -5,2%).

L’IRES ha mostrato un aumento del gettito di 716 milioni di euro (+2,8%), ma occorre evidenziare che tale andamento è condizionato dal disallineamento delle registrazioni contabili del mese di luglio tra il 2025 e il 2026; tale disallineamento verrà recuperato con i versamenti del mese di agosto.

L’imposta sostitutiva sui redditi nonché ritenute su interessi e altri redditi di capitale ha evidenziato una variazione negativa di 1.574
milioni di euro (-11,5%); il calo del gettito è dovuto principalmente alle ritenute su interessi e premi corrisposti da istituti di credito che
diminuiscono di 2.678 milioni di euro (-60,3%). Ai fini della lettura dell’andamento tendenziale, va tuttavia considerato che circa un terzo
dell’imposta, la parte relativa alle ritenute su interessi e premi corrisposti dalle banche, è riscosso attraverso il meccanismo del saldo (versato a febbraio) e dell’acconto (versato in due rate nei mesi di giugno e ottobre). Ne deriva uno sfasamento temporale tra l’evoluzione della base imponibile e quella del gettito. In tale quadro, il graduale ridimensionamento dei tassi d’interessi nel corso del 2025 contribuiva a prefigurare una riduzione dei versamenti di febbraio 2026 e, di conseguenza, degli acconti di giugno e ottobre.
A ciò si aggiunge che la riallocazione della liquidità dai conti di deposito verso i titoli pubblici 1 ha inciso sul gettito riducendo gli interessi corrisposti dagli istituti bancari, con conseguente contrazione delle relative ritenute e favorendo lo spostamento di una quota del prelievo verso altri canali di versamento, riferibili a strumenti finanziari soggetti all’aliquota agevolata del 12,5 per cento.
L’imposta sostitutiva sul valore attivo dei fondi pensione ha registrato un aumento del gettito pari a 813 milioni di euro (+54%).

Secondo la pubblicazione della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) “La previdenza complementare principali dati statistici”, a dicembre 2025 il numero di posizioni in essere di forme pensionistiche complementari aumenta del 5,0% rispetto allo stesso mese del 2024. La stessa pubblicazione segnala, nello stesso periodo, un incremento dei rendimenti del 4,8% per i fondi pensione negoziali, del 5,7% dei fondi pensione aperti e del 5,1% per i nuovi piani individuali pensionistici (PIP).

Sul versante delle imposte indirette, l’aumento complessivo di 3.182 milioni di euro (+2,2%) è trainato in misura significativa dall’IVA, il cui gettito cresce di 3.649 milioni di euro (+3,8%). L’incremento riguarda sia la componente di prelievo sugli scambi interni (+2.707 milioni di euro, +3,2%) sia l’IVA sulle importazioni (+942 milioni di euro, +8,7%) la cui variazione positiva è stata sostenuta dall’aumento del valore imponibile delle merci importate, in particolare dei prodotti energetici.

Dal punto di vista settoriale, l’IVA sugli scambi interni mostra una crescita diffusa, con incrementi particolarmente rilevanti nel commercio (+6,6%) e nei servizi privati (+2,7%). Anche il settore industriale cresce ma in misura più contenuta (+0,7%).
Quanto alla composizione per natura giuridica, il 77,0% dell’IVA è riferibile alle società di capitale (di cui il 43,6% alle società a responsabilità limitata); seguono le persone fisiche, con una quota del 7,4% e le società di persone, con il 5,4%.
Tra le altre imposte indirette, si osservano andamenti favorevoli per l’imposta di registro (+56 milioni di euro, +1,5%), l’imposta sulle
assicurazioni (+37 milioni di euro, +8,1%), e l’accisa sul gas naturale per combustione (+823 milioni di euro, +59,3%), mentre l’imposta di bollo mostra una diminuzione del gettito (-598 milioni di euro, -7,6%). Per quest’ultima componente, l’andamento del gettito risente delle disposizioni contenute nel D.lgs. 25 marzo 2025, n. 43, che hanno modificato le modalità di versamento delle rate di acconto, nonché della normativa transitoria che prevede nel mese di marzo il versamento del conguaglio relativo all’anno d’imposta 2025.

L’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi ha registrato una consistente riduzione di gettito (-1.173 milioni di euro, -8,5%). La flessione è riconducibile all’introduzione di riduzioni temporanee delle accise, finalizzate a contrastare l’aumento dei prezzi energetici previste dai decreti-legge n. 63, n. 89 e n.129 del 2026.

Le tasse e imposte sulle attività di gioco hanno evidenziato una perdita di 323 milioni di euro (-8,1%) in larga parte attribuibile alla
diminuzione del gettito del settore degli apparecchi e congegni di gioco (-208 milioni di euro, -6,4%). Per questo settore si registra dall’anno 2024 una riduzione progressiva del giocato e delle conseguenti entrate erariali. Probabilmente questo fenomeno è correlato alla crescente attrattività di altre tipologie di gioco, comprese quelle offerte a distanza, che presentano caratteristiche differenti sia in termini di vincite per i giocatori sia di marginalità per gli operatori.

Le entrate tributarie erariali derivanti da attività di accertamento e controllo mostrano un incremento di 437 milioni di euro (+4,8%). La
dinamica complessiva riflette un aumento delle imposte dirette, pari a 76 milioni di euro (+1,6%) e un più consistente incremento delle imposte indirette pari a 361 milioni di euro (+8,2%).