(Teleborsa) - Il mercato dei compositi rinforzati con fibre vale 108,28 miliardi di dollari nel 2026 e viene stimato in crescita a un tasso annuo composto del 7,04% fino ai 152,19 miliardi entro il 2031, secondo Mordor Intelligence, con il segmento della fibra di carbonio atteso a un ritmo superiore, del 7,86%, trainato dalla domanda aerospaziale e automobilistica ad alte prestazioni. Sul solo comparto della fibra di carbonio applicata all'automotive le stime divergono in misura tale da rendere inutilizzabile qualsiasi cifra puntuale: le rilevazioni dei diversi istituti collocano il segmento tra meno di un miliardo e oltre trenta miliardi di dollari, a seconda del perimetro adottato, se cioè si consideri la sola fibra o l'intero composito finito.

Lo stesso Mordor segnala che le pubblicazioni esterne stimano il mercato dei compositi 2024-2025 in una forbice tra 60 e 111 miliardi di dollari. Sul mercato domestico, il dato di riferimento è quello di Assocompositi, che indica per il settore italiano dei compositi una variazione positiva del 5% nel periodo 2023-2025.

La discesa progressiva dei costi di produzione dei materiali compositi, trainata dai volumi dell'aerospazio e dell'automotive di serie, ha reso la fibra di carbonio accessibile anche al segmento dell'aftermarket, dove viene impiegata per componenti estetici e funzionali destinati alla personalizzazione. È il perimetro in cui opera 595 Racing Parts, società costituita nel gennaio 2024 e specializzata nella produzione di accessori in fibra di carbonio e nella progettazione di componenti meccanici per auto sportive, con un posizionamento originario concentrato sulla Fiat 500 Abarth.

Il contesto di riferimento del prodotto principale è però cambiato in modo strutturale. La produzione delle Abarth 595 e 695 con motore a combustione si è chiusa nello stabilimento Stellantis di Tychy, in Polonia, dopo sedici anni, e il marchio ha completato la transizione verso una gamma interamente elettrica con 500e e 600e. Il parco circolante su cui insiste il core business dell'azienda è quindi un insieme chiuso, che non si alimenta di nuove immatricolazioni e che invecchia progressivamente, pur avendo acquisito presso una parte degli appassionati una connotazione collezionistica che ne ha sostenuto i valori residui.

A fondare la società è stato Alessandro Scarciglia, classe 2000, che prima di avviare l'attività lavorava come commesso. "Ero cliente presso altre aziende del settore e non ricevevo un buon servizio", afferma. "Ho guardato il mercato, ho visto che non c'era un leader capace di offrire quello che cercavo, e ho deciso di farlo io". L'avvio è avvenuto senza capitale iniziale strutturato: "Ho aperto partendo da casa, con piccole rate per acquistare i primi prodotti", riferisce il fondatore.

Il modello produttivo distingue la fase di ideazione, svolta internamente, da quella di realizzazione, affidata ai processi consolidati della manifattura in fibra di carbonio: stampi in acciaio, posa del foglio di fibra, applicazione della resina, passaggio in autoclave, lavorazione e lucidatura. La voce di costo determinante è l'attrezzaggio, che condiziona la selezione dei prodotti da mettere in produzione. "Lo stampo costa tantissimo", spiega Scarciglia. "Prima di farlo, ragiono se il prodotto potrebbe piacere. Siccome sono io il primo appassionato, penso: se piace a me, dovrebbe piacere anche ai miei clienti". È un metodo di validazione della domanda basato sull'intuizione dell'imprenditore anziché su analisi di mercato strutturate, con il rischio di immobilizzo che ne consegue in caso di errore di previsione.

La clientela indicata dall'azienda è trasversale per età e distribuita oltre i confini nazionali,con spedizioni verso Stati Uniti, Australia e Giappone. La leva competitiva dichiarata è la produzione di componenti non disponibili presso i concorrenti: "Cerco sempre di fare prodotti che non hanno gli altri", sottolinea il fondatore. La gestione del servizio clienti resta interamente in capo a quest'ultimo, mentre il canale di acquisizione prevalente è il passaparola all'interno della rete degli Abarth Club presenti sul territorio.

Dal 2025 la società ha avviato un'estensione della gamma verso altri marchi, tra cui Audi, BMW, Mercedes, Ferrari e Porsche, mantenendo il presidio sulla 500 Abarth. La diversificazione risponde alla natura finita del parco circolante di riferimento: in un aftermarket legato a un modello fuori produzione, l'ampliamento delle applicazioni è la condizione per non vedere il mercato potenziale contrarsi con l'anzianità delle vetture.

"L'idea iniziale di aprire 595 Racing Parts non è mai stata per i soldi, ma per la passione", afferma Scarciglia. "I soldi sono arrivati dopo, come frutto del lavoro".

Il quadro presenta però vincoli espliciti. L'azienda è una società a responsabilità limitata costituita nel 2024 e non comunica dati economici verificabili: non sono disponibili fatturato, marginalità o volumi che consentano di dimensionarne la posizione. Il riferimento ai valori del mercato globale della fibra di carbonio, ricorrente nella comunicazione del settore, non costituisce un mercato indirizzabile per un operatore dell'aftermarket di personalizzazione, che si colloca in una nicchia di dimensioni non misurate dalle rilevazioni disponibili. A questo si aggiungono la concentrazione del rischio su un unico decisore per progettazione, produzione e assistenza, l'immobilizzo di capitale connesso agli stampi in acciaio e la concorrenza di un segmento aftermarket in cui operano da anni produttori italiani ed esteri strutturati, con cataloghi ampi e certificazioni di omologazione dei componenti.