(Teleborsa) - “Senza un significativo e duraturo aumento del prodotto interno lordo e un forte rialzo delle retribuzioni con ragionevole certezza aumenterà ancora la quota della ricchezza netta italiana detenuta dal 5% delle famiglie più ricche, già passata negli ultimi 15 anni dal 39,9% al 50,2%, il livello più alto nell’eurozona ad eccezione di Austria e Lettonia”. Lo sottolinea il Segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani commentando i dati sulla ricchezza delle famiglie dell'osservatorio della fondazione Fiba.

“Ci troviamo però di fronte ad un nodo gordiano: servono ingenti investimenti ma non possiamo fare affidamento sulla finanza pubblica. È un problema che riguarda la gran parte dei Paesi europei. Con questa consapevolezza, lo scorso anno la Commissione europea ha elaborato l’evoluzione dell’Unione dei mercati dei capitali in Unione del risparmio e degli investimenti. Più in dettaglio – prosegue Colombani – per stimolare la canalizzazione delle ricchezze delle famiglie nell’economia reale europea, la Commissione ha proposto ai Paesi dell’Unione l’utilizzo dei conti di risparmio e di investimento. L’obiettivo è strategico e irrinunciabile, considerato che ogni anno centinaia di miliardi di euro, attraverso prodotti di risparmio gestito, vengono investiti in società non europee quotate in gran parte negli Usa, anche a causa della ridotta dimensione e della frammentazione dei mercati finanziari europei”.

“Siamo convinti che la mobilitazione della ricchezza delle famiglie verso l’economia reale possa essere decisiva. Siamo però scettici riguardo a soluzioni che puntino solo alle agevolazioni fiscali sugli eventuali benefici economici rivenienti dagli investimenti, perché temiamo che non si rivelino efficaci. L’esperienza dei piani individuali di risparmio – osserva – corrobora il nostro dubbio: a qualche anno dal varo e dopo i tentativi di rilanciare lo strumento, le masse gestite non sono considerevoli, non sempre divengono capitale di rischio e soprattutto manca un approccio olistico”.

“Riteniamo debbano essere praticate scelte più nette. La sfida deve consistere nella valorizzazione delle milioni di micro, piccole e medie imprese italiane non quotate che incidono molto sul Pil e occupano la gran parte delle persone. A tal fine abbiamo avanzato insieme alla Cisl la proposta di costituire un fondo nazionale a sostegno dell’economia reale che preveda: garanzie pubbliche integrali sulla ricchezza che gli italiani volontariamente destineranno a tale progetto, con limiti di ammontare e temporali per evitare speculazioni; un governo della ricchezza raccolta affidato alla regia di CdP, con l’attività indispensabile di banche, assicurazioni e altri intermediari finanziari; un’architettura articolata di allocazione che, facendo leva su consorzi di filiera, magari con prerogative potenziate da una legislazione di sostegno, crei quelle condizioni di fiducia negli imprenditori, necessarie ad aprire le porte delle loro imprese. È opportuno evidenziare che, dai conti distributivi della ricchezza forniti da BCE, emerge che proprio le partecipazioni delle famiglie nelle società non
quotate ha registrato un incremento di ben il 102,7%, il maggior tra tutte le componenti della ricchezza”.

“È poi necessario elaborare e attuare un’efficace politica dei redditi che si ponga l’obiettivo dell’elevazione economica del lavoro. Il robusto rafforzamento delle retribuzioni, attraverso la contrattazione collettiva, non può limitarsi alla tutela del potere d’acquisto, ma deve fare leva soprattutto sulla partecipazione agli utili d’impresa. Servono incentivi efficaci e strutturali. Diversamente – conclude Colombani – senza investimenti, senza una crescita forte e duratura e soprattutto senza retribuzioni significativamente più alte, si amplieranno ancora le diseguaglianza economiche”.