(Teleborsa) - La necessità di ricompattare l'Europa a rischio disgregazione, a causa dell'ascesa delle forze nazionaliste ed anti-europeiste nelle ultime tornate elettorali di diversi Stati membri. La quadra sul bilancio pluriennale della Commissione, teso da un lato ad assicurare il necessario supporto a settori tradizionali, come l'agricoltura (PAC), ed alle tematiche ambientaliste, che sono sempre care all'UE, e dall'altro a sostenere gli investimenti in intelligenza artificiale, su cui il Vecchio Continente è pericolosamente in ritardo.
Saranno questi i temi chiave del discorso sullo Stato dell'Unione che la Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen pronuncerà oggi, 16 settembre, dinanzi alla prima Plenaria di Strasburgo dopo la pausa estiva. Un discorso - il secondo per la Presidente - che arriva al giro di boa di metà mandato, in una fase quanto mai critica per il progetto Europa.
Due sono appunto i dossier che ne definiscono il perimetro politico - la tenuta della coalizione europeista e la quadratura finanziaria sugli investimenti in intelligenza artificiale - anche se la presidente dell'Euroarlamento Roberta Metsola ha indicato nella competitività il tema centrale dell'intervento.
Sul fronte più strettamente politico, la Presidente dovrà dimostrare di poter contare sull'appoggio dei partiti europeisti in Aula – popolari, socialdemocratici, liberali e verdi – evitando aperture alle forze di estrema destra, mentre le stesse famiglie politiche, a partire dal Ppe, sono chiamate a segnali di ritrovata unità. Le tensioni nella maggioranza centrista rendono il discorso di von der Leyen un vero e proprio test sulle distanze tra la Commissione e i gruppi che la sostengono.
Il capitolo IA è il più delicato sul piano economico. Il bando per un massimo di sette AI Gigafactory, aperto fino al 12 novembre, prevede fino a 10 miliardi di risorse europee e nazionali, con l'obiettivo di mobilitare fino a 20 miliardi di investimenti privati, per un totale di 30 miliardi di euro. Tuttavia, la quota pubblica è stata progressivamente ridotta rispetto all'impegno iniziale su un fondo da 20 miliardi: Bruxelles contribuirà con circa 5 miliardi, affiancata dagli Stati membri, che stanzieranno complessivamente una cifra analoga. Un ordine di grandezza molto distante dalla corsa globale, laddove gli hyperscaler statunitensi pianificano investimenti vicini ai 700 miliardi di dollari nel solo 2026.
Sul fronte della regolamentazione dell'AI, invece, l'Europa ha come sempre giocato d'anticipo. L'AI Act, entrato in vigore nell'estate 2024, è il primo regolamento esaustivo sull'intelligenza artificiale a livello globale, ma la sua applicazione segue regole di estrema gradualità e rischia di essere già vecchio rispetto alla crescita tumultuosa di questo settore. Il tema è al centro dell'attenzione proprio in questi giorni, dopo gli allarmi lanciati dai CEO delle big dell'AI e la predilezione per la deregulation caldeggiata dal Presidente americano Donald Trump.
Quanto alla competitività, altro tema chiave sollecitato dai leader UE, la strada è tutta in salita. Secondo il monitoraggio dell'European Policy Innovation Council, a luglio solo il 15,7% delle 383 raccomandazioni del rapporto Draghi risultava pienamente attuato, mentre il divario di produttività tra Area Euro e Stati Uniti sarebbe salito da 9 dollari per ora lavorata nel 2018 a 21 nel 2025.