(Teleborsa) - I sindacati di BdM Banca (ex Banca Popolare di Bari) chiedono che nella vendita dell'istituto, che l'azionista Mediocredito Centrale sta portando avanti, ci sia: la "garanzia di mantenimento e crescita, nel tempo, dei livelli occupazionali"; il "mantenimento, l'integrità e lo sviluppo dei presidii direzionali e della rete filiali"; la "peculiarità di una banca nata nel Sud del Paese, insediatasi anche al Nord, poi cresciuta insieme al Centro, risanatasi, consolidatasi con grandi sacrifici e sviluppatasi, sotto altra identità, rivolgendosi a famiglie e imprese del Mezzogiorno d'Italia, anche capace di crescere in altre aree geografiche sempre con l'idea della prossimità territoriale". Lo si legge in una nota firmata dalle segreterie First Cisl, Fisac Cgil, Ulca Uil e Unisin di BdM Banca in vista dell'avvio della trattativa per il premio aziendale (il prossimo 1° ottobre).

"Diciamolo chiaro e senza retorica, la riorganizzazione aziendale, dopo gli enormi sacrifici imposti dal commissariamento di quella che fu la BPB, ha ulteriormente "spremuto" i dipendenti di quella che ora è la BdM - si legge nella nota - Organici ridotti all'osso, ruoli privati degli adeguati inquadramenti, nelle filiali e negli uffici, caos gestionale, processi e procedure rimaste obsolete, personale in perenne distacco - tanto alla Capogruppo, un pochino a Cerved - la cui crescita professionale non si sa da chi dipenda, lavorazioni in appalto senza che se ne sappia granché sull'operatività".