(Teleborsa) - Volvo Cars, produttore svedese di auto controllato dal gruppo cinese Geely Holding, ha registrato un risultato operativo - al netto di joint venture, società collegate e voci che incidono sulla comparabilità - pari a -3,7 miliardi di SEK, con un margine EBIT del -5,6% nel terzo trimestre del 2026. Tale risultato riflette un ulteriore deterioramento del contesto esterno, determinato in particolare dagli sviluppi di mercato in Cina e negli Stati Uniti.

Volvo Cars si conferma leader nel segmento premium dei veicoli completamente elettrici (BEV), grazie a una performance solida in Europa, dove nel terzo trimestre i veicoli elettrici hanno rappresentato il 45% delle vendite. La situazione in Cina e negli Stati Uniti è risultata tuttavia decisamente più complessa, incidendo negativamente anche sul free cash flow.

In Cina, Volvo Cars e altri marchi premium storici hanno dovuto affrontare una concorrenza estrema da parte di nuovi operatori locali, oltre a una forte pressione sui prezzi. Di conseguenza, i ricavi di Volvo Cars in Cina hanno registrato un calo di quasi il 50% su base annua. Negli Stati Uniti, l'azienda ha risentito degli effetti negativi derivanti dai dazi e dall'eliminazione degli incentivi all'acquisto per i veicoli elettrificati, fattori che hanno esercitato una pressione sui margini.

Il risultato del terzo trimestre è stato influenzato anche da altri fattori esterni: una svalutazione di 1,1 miliardi di SEK dei crediti CAFE (legati agli standard di efficienza dei consumi) a seguito di modifiche normative negli Stati Uniti, l'andamento sfavorevole dei costi delle materie prime e un impatto negativo di 0,9 miliardi di SEK dovuto al riconoscimento delle perdite di Polestar nel secondo trimestre del 2026.

In risposta a tali risultati, Volvo Cars punta a ridurre ulteriormente le spese indirette e i costi variabili per un valore di 5 miliardi di SEK, che si aggiungono ai programmi di contenimento dei costi già completati con successo. Queste misure comporteranno una riduzione strutturale di circa 2.500 posti di lavoro a livello globale - di cui 2.000 in Svezia - che sarà attuata attraverso la risoluzione di contratti di consulenza, il turnover naturale del personale e specifici piani di uscita concordati con i dipendenti. Gli effetti finanziari completi di queste misure si manifesteranno entro la fine del 2027; a quel punto, la spesa indiretta complessiva dell'azienda risulterà inferiore di quasi il 25% rispetto all'anno fiscale 2024.

"Continuiamo a operare in un contesto molto difficile, caratterizzato da forti sfide esterne: deglobalizzazione, ipercompetizione e cambiamento climatico. Siamo convinti di disporre della strategia a lungo termine adeguata per affrontare tali sfide - afferma il CEO Hakan Samuelsson - Tuttavia, nel breve termine, a fronte di volumi fortemente sotto pressione, dobbiamo rafforzare il nostro piano di risanamento con ulteriori azioni decisive, abbassando il punto di pareggio e migliorando i flussi di cassa, così da accrescere la nostra resilienza".