(Teleborsa) - Puma guadagna oltre il 6% a Francoforte in scia a ricavi leggermente superiori alle attese, seppur in calo, e ai segnali di disciplina finanziaria alla luce di una previsione di minori investimenti.

Nel terzo trimestre, il colosso dell'abbigliamento sportivo ha registrato vendite al netto delle fluttuazioni valutarie diminuite del 6,3% a 1,78 miliardi di euro. A livello reported, sono calate del 5,0%, riflettendo un impatto valutario positivo di circa 130 punti base, principalmente dovuto al dollaro statunitense, al peso messicano, allo yuan cinese e al peso argentino.

Il calo delle vendite è stato determinato principalmente dalle misure di riorganizzazione avviate nel terzo trimestre 2025 e dal continuo impatto del conflitto in corso in Medio Oriente sulla domanda dei consumatori, in particolare in EMEA e Nord America.

L'EBIT rettificato, ovvero escludendo gli effetti una tantum, è diminuito a 0,4 milioni di euro (terzo trimestre 2025: 26,3 milioni di euro), principalmente a causa del calo delle vendite e dell'aumento delle spese operative, nonostante il margine lordo sostanzialmente più elevato. PUMA ha registrato effetti una tantum leggermente superiori , pari a -11,7 milioni di euro (terzo trimestre 2025: -10,1 milioni di euro), attribuibili principalmente alle spese per il personale e alle spese di consulenza relative al programma di efficienza dei costi. Di conseguenza, l'EBIT è diminuito da 16,2 milioni di euro nel terzo trimestre 2025 a -11,4 milioni di euro nel terzo trimestre 2026, con un margine EBIT del -0,6% (terzo trimestre 2025: 0,9%).

La perdita derivante dalle attività operative continuative è stata pari a 54,9 milioni di euro (terzo trimestre 2025: -62,4 milioni di euro) e il risultato per azione derivante dalle attività operative continuative si è attestato a -0,37 euro (terzo trimestre 2025: -0,42 euro).

Le previsioni


PUMA conferma le previsioni di fatturato per l'intero anno, restringe l'intervallo previsto per l'EBIT e aggiorna la stima sulle CAPEX.

Il previsto calo delle vendite "low- to mid-single-digit", al netto delle fluttuazioni valutarie è principalmente attribuibile al calo delle vendite in Nord America e nell'area EMEA, a seguito delle misure di razionalizzazione della distribuzione e di un contesto di consumo debole, mentre la crescita delle vendite in America Latina e nell'area Asia-Pacifico potrà compensare solo parzialmente tale calo.

La società stima un EBIT tra -80 milioni di euro e -130 milioni di euro (precedentemente: tra -50 e -150 milioni di euro), inclusi gli effetti una tantum relativi al programma di efficienza dei costi implementato.

Infine, prevede CAPEX inferiori a 150 milioni di euro (in precedenza: circa 200 milioni di euro) nel 2026.