(Teleborsa) - "Il sindacato si oppone all'idea che noi, con questo piano assunzionale mettiamo una riga". Con questa frase il Ministro dell'istruzione Stefania Giannini torna ad indispettire i sindacati della scuola, dopo averli già fatti infuriare sostenendo che "che è assurdo rifiutare un posto da insegnante, anche a mille chilometri da casa".

Il Ministro Giannini ha aggiunto poi che, grazie alla riforma, coloro che vogliono fare l'insegnante hanno la possibilità "di trovare un concorso alla fine del loro percorso e non di mettersi in una graduatoria, gestita molto spesso come ovvio che avvenga in questi casi in cui si accumulano i danni per decenni, dai sindacati e rimanere in una condizione di limbo per i successivi 20 anni di carriera".

Secondo il sindacato della scuola Anief, quella del Ministro è un'altra uscita improvvida. “Vincere un concorso – ribatte il presidente Anief Marcello Pacifico - non significa necessariamente affidarsi a qualcuno: questo genere di prassi, semmai, è vicina alla cooptazione universitaria. In Italia le graduatorie dei precari derivano da norme troppo spesso incaute e discriminanti, con l’amministrazione scolastica che, anziché mitigarne gli effetti negativi, ne esalta le imperfezioni. Pertanto, le immissioni in ruolo non sono di certo ostaggio dei sindacati, ma derivano da errori contenuti nei testi di legge e nei decreti ministeriali che ne derivano”.

"La verità - conclude Pacifico – è che le assunzioni, come le supplenze, in assenza di un potere legislativo in grado di governarle, non possono che passare per le decisioni dei giudici".