(Teleborsa) - La Brexit costerà alla Gran Bretagna in termini di export 5,6 miliardi di sterline (circa 7,2 miliardi di euro al cambio attuale), in considerazione dei dazi doganali aggiuntivi per la vendita di prodotti nei Paesi dell'UE. Tale cifra potrebbe essere anche superiore se il cambio dovesse risentire di più dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione.

L'allarme sull'impatto economico al commercio estero britannico è stato lanciato dalla WTO. Il numero uno dell'Organizzazione mondiale per il commercio, Roberto Azevedo, parlando a Londra, ha ricordato che il Regno Unito potrebbe ritrovarsi nella condizione di dover rinegoziare gli accordi commerciali con i Paesi dell'UE e con altri 58 stati con cui ha rapporti di libero scambio per effetto dell'appartenenza al mercato unico.

Nella fase di transizione, però, gli scambi internazionali potrebbero risentirne e questo lasso di tempo potrebbe non essere breve: ne sono degli esempi il caso della Groenlandia, uscita dall'UE dopo l'indipendenza nel 1981, ma anche i vari accordi commerciali siglati dall'UE con Canada, Stati Uniti e così via. In tutti questi casi i negoziati per la sigla di accordi di interscambio sono durati anni.

Peraltro, Londra avrebbe varie opzioni sul commercio estero dopo il referendum: l'esempio Norvegia che le farebbe assumere lo status di membro dell'area economica europea, l'opzione Turchia relativa all'unione doganale, il caso Svizzera riguardante la sigla di accordi bilaterali con tutti i Paesi di interesse o l'opzione "vanilla free trade agreement" che concerne accordi commerciali convenzionali senza diritti particolari a una delle parti.