(Teleborsa) - Lo sciopero nazionale dei taxi di ieri, 13 gennaio "conferma una realtà ormai evidente: il trasporto pubblico non di linea in Italia è regolato da un impianto normativo non più adeguato alle esigenze delle città, dei cittadini e degli stessi operatori. Per Muoviti Italia, la priorità non è la gestione dell’emergenza, ma l’avvio immediato di una riforma strutturale del settore".


Il sistema attuale non è in grado di garantire un servizio efficiente, accessibile e coerente con gli obiettivi di sostenibilità urbana. Tempi di attesa elevati, offerta insufficiente e scarsa integrazione con le nuove tecnologie sono il risultato diretto di regole ferme al passato e di un continuo rinvio delle decisioni necessarie.


“Il trasporto pubblico non di linea ha bisogno di una riforma chiara e organica, non di interventi temporanei o difensivi – dichiara Andrea Giuricin, portavoce di Muoviti Italia – Riformare significa migliorare il servizio per i cittadini e rafforzare il sistema nel suo complesso, senza penalizzare i taxi.”


Muoviti Italia sostiene una riforma che valorizzi il ruolo dei taxi all’interno di un sistema di mobilità urbana più efficiente, capace di rispondere alla domanda reale di spostamenti, ridurre congestione e impatti ambientali e rendere la mobilità più conveniente per utenti e territori. L’interesse pubblico deve essere il riferimento principale di ogni scelta regolatoria.


In questo quadro, Muoviti Italia apprezza e condivide la posizione espressa dal Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Tullio Ferrante, che ha sottolineato come il diritto di sciopero non possa trasformarsi in uno strumento di difesa di posizioni corporative e dello status quo. È positivo che il MIT e il Parlamento stiano lavorando a provvedimenti strutturali di riforma del settore, con l’obiettivo di aumentare trasparenza, efficienza e qualità del servizio, contrastare l’abusivismo e favorire un’apertura regolata del mercato. Un sistema moderno di trasporto non di linea deve riconoscere il ruolo complementare degli NCC e delle nuove piattaforme di mobilità rispetto al trasporto pubblico locale, rafforzando nel complesso il diritto alla mobilità dei cittadini.


Le mobilitazioni che interrompono il servizio non affrontano il nodo centrale e rischiano di spostare l’attenzione dal vero problema: l’assenza di una visione di lungo periodo per il trasporto non di linea. Senza una riforma strutturale, le tensioni continueranno a ripetersi, a discapito della qualità del servizio e della fiducia dei cittadini.


“La riforma non è un’opzione, è una necessità – conclude Giuricin – Le città italiane hanno bisogno di servizi di mobilità moderni, sostenibili e accessibili. Continuare a rinviare questa scelta significa ignorare una trasformazione già in atto.”