Durante l’evento sono stati presentati i risultati della ricerca ‘Fiber for Human Value’, dalla quale emerge chiaramente come la fibra sia un ‘bene d’esperienza’, il cui valore viene compreso solo dopo l’uso, generando incrementi netti di produttività e migliorando la qualità della vita dei cittadini. Lo studio, approfondito da Enzo Peruffo, Direttore del Centro di Ricerca in Strategic Change ‘Franco Fontana’ e Davide Quaglione, Professore di Economia applicata, Università degli Studi Chieti – Pescara, è stato condotto su un campione di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni.
Secondo il Rettore della Luiss, Paolo Boccardelli, lo studio “nasce per offrire una visione scientifica e indipendente che aiuti il Paese a cogliere pienamente le opportunità della connettività avanzata e dimostra con chiarezza che adottare la fibra ultraveloce FTTH non è una scelta tecnica, ma un driver di sviluppo. È ciò che permette a cittadini, imprese e istituzioni di partecipare pienamente alla vita economica e democratica, riducendo le disuguaglianze, sostenendo la crescita e costruendo un’Italia più competitiva e inclusiva”, ha concluso.
Il rapporto evidenzia come l'Italia, pur avendo raggiunto una copertura infrastrutturale d'eccellenza (71%), affronti un ‘paradosso della digitalizzazione’ con un tasso di adozione fermo al 25% (dati DESI 2025), frenato da barriere culturali e da un deficit di competenze digitali del 45,75% (contro il 55,6% della media UE).
Per quanto riguarda le imprese, solo una su tre usa la fibra FTTH (il 36%), ma quelle che la usano crescono del 20% in più rispetto agli altri in termini di fatturato e organico, e mostrano più propensione alla trasformazione digitale. Anche la Pubblica amministrazione viaggia a due velocità: gli enti connessi in FTTH mostrano un profilo di competenza nettamente superiore, con una conoscenza tecnica approfondita che tocca l'81,3% (contro il 51,9% degli enti non-FTTH). Da qui la necessità strategica a livello Paese di indirizzare e agevolare la dismissione (switch off) del rame – percorso tracciato anche a livello comunitario dalla Commissione Ue nel Digital Networks Act – accompagnandola con un necessario percorso di alfabetizzazione digitale.
“Gli studi presentati oggi dimostrano come la fibra ottica generi impatti concreti dal punto di vista economico, sociale e ambientale, soprattutto nelle aree periferiche e più remote, le cosiddette aree bianche, dove Open Fiber ha completato al 99% l’infrastruttura in fibra- ha sottolineato Giuseppe Gola, Amministratore Delegato di Open Fiber - Ad oggi grazie al Piano BUL sono stati creati oltre 16 miliardi di PIL aggiuntivo e più di 250mila posti di lavoro. È il momento di cogliere appieno questa opportunità: un'adozione massiccia della fibra ottica avrebbe un effetto moltiplicatore di questi vantaggi. Una scelta industriale, non solo tecnologica, strategica per il futuro dell’Italia come tra l'altro ha indicato anche l'Europa con il Digital Network Act”.
Più lavoro, più produttività e migliore qualità della vita con la fibra ottica. Lo studio di Deloitte ha evidenziato come la diffusione della fibra ottica FTTH generi valore economico, sociale e occupazionale nelle così dette ‘aree bianche’. Nelle zone più remote o periferiche, infatti, dove gli operatori privati non hanno investito e la fibra ottica è, invece, arrivata grazie al Piano BUL - finanziato con fondi pubblici e realizzato dalla società Open Fiber - emerge come per ogni euro investito si produca 4,4 euro di PIL. Attraverso la presenza della rete, inoltre, sono stati creati finora oltre 16 miliardi di PIL aggiuntivo e più di 250mila posti di lavoro, a cui si sommano oltre 5,3 miliardi e 90mila occupati generati dagli investimenti infrastrutturali. Anche il gettito fiscale ha registrato un contributo significativo, con una stima di oltre 2,5 miliardi di euro di entrate aggiuntive per lo Stato grazie soltanto alla messa a terra degli investimenti.