(Teleborsa) - Il factoring si conferma una componente strutturale dell'economia italiana, arrivando a rappresentare circa il 13% del Prodotto Interno Lordo. Secondo i dati analizzati dallo studio legale DLA Piper, il settore ha chiuso il 2025 con un turnover cumulativo di 289,1 miliardi di euro, segnando una crescita del 3,83% rispetto all'anno precedente.
Questo strumento finanziario ricopre un ruolo cruciale per il tessuto produttivo nazionale, composto prevalentemente da piccole e medie imprese. Le PMI rappresentano infatti oltre il 60% della clientela del factoring, trovando in questo canale una risposta ai deficit strutturali di liquidità di cui spesso soffrono.
L'importanza del comparto è testimoniata dal sorpasso storico rispetto ai canali di credito tradizionali: oggi il rapporto tra i finanziamenti tramite factoring e i prestiti bancari a breve termine ha superato il 40%, un valore quasi triplicato rispetto al 14% registrato nel 2014.
DLA Piper ha però sottolineato che, nonostante il successo operativo, il settore deve fare i conti con pesanti criticità legate al quadro normativo dell'Unione Europea. Lo studio legale sostiene infatti che le regole attuali, originariamente pensate per il sistema bancario, vengono applicate al factoring generando paradossi tecnici che danneggiano il sistema.
Tali norme, ha evidenziato DLA Piper, costringono i factor ad accantonare capitale per coprire rischi considerati inesistenti, sottraendo di fatto risorse preziose all'economia reale e limitando la capacità di supporto finanziario alle imprese italiane in un momento di crescita del mercato.
(Foto: © European Union 2019 - Source : EP)
Factoring: nel 2025 vale il 13% del PIL, ma la normativa UE ne frena il potenziale
18 febbraio 2026 - 14.53