I manti sintetici di nuova generazione sono sempre più resistenti all'usura, ma per estenderne la vita utile è indispensabile una manutenzione puntuale e competente, come spiega Giacomo Pompili, responsabile impianti di LND Impianti, la società in house della Lega Nazionale Dilettanti che si occupa dell'omologazione e certificazione dei campi: "Il tema della manutenzione è di fondamentale importanza. Purtroppo, passa spesso il messaggio errato che, quando si realizza un campo in erba artificiale rispetto a uno in erba naturale, la manutenzione sia limitata. Al contrario, essa è fondamentale: all'interno del Regolamento LND (Lega Nazionale Dilettanti), abbiamo disciplinato un intero paragrafo relativo alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Realizzare un campo in erba artificiale comporta un costo importante ed è essenziale salvaguardare questi investimenti che, nella maggior parte dei casi, sono di natura pubblica; il 90% degli impianti in erba artificiale in Italia è infatti di proprietà pubblica, e tutelare l'investimento è prioritario".
Anche l'aspetto della sostenibilità è molto importante. Dal 2031 un campo nuovo in erba sintetica, per essere compliant alla normativa, dovrà avere gli elementi granulari realizzati in materiale biodegradabile, ma anche la transizione dei campi da nuova a vecchia generazione, potrà essere ottimizzata da un punto di vista ambientale, come spiega Pompili: "L'obiettivo è minimizzare le lavorazioni necessarie quando si deve sostituire un manto artificiale arrivato a fine vita. È stata condotta una sperimentazione su tre campi per quanto riguarda il riutilizzo del sottotappeto elastico, una componente fondamentale per garantire le prestazioni del campo. Questa sperimentazione ha dato esito positivo, e laddove realizzabile rilascerà un attestato di "sistema green"; questa certificazione richiede il riutilizzo dei materiali in un'ottica di sostenibilità, evitando di portare il materiale in discarica e allungandone la vita utile. Ma il vantaggio è soprattutto economico: si ottiene un doppio risparmio, sia sui costi di smaltimento del vecchio prodotto, sia sul costo d'acquisto del nuovo materiale elastico".
L'apertura presso Myplant & Garden di un padiglione dedicato al verde sportivo, dimostra quanto questa realtà sia importante. Se da un lato però ci sono buone prospettive di ottimizzazione, recupero e risparmio, dall'altra la realtà si scontra con un ecosistema di strutture pubbliche fatiscenti, affidate tramite bando ad associazioni che spesso, senza un supporto economico e fiscale da parte delle istituzioni, non hanno le risorse per garantirne il rinnovo. C'è poi il problema del circolo vizioso per cui nessuna realtà sportiva decide di impegnarsi economicamente per rinnovare un manto erboso particolarmente costoso, a fronte di un bando la cui durata raramente supera i dieci anni, portando quindi all'abbandono di strutture che potrebbero avere invece un bacino di utenza molto importante. E' importante quindi stimolare ed alimentare un dibattito per sensibilizzare la sinergia tra pubblico e privato, come afferma Mauro Grimaldi, amministratore delegato di Federcalcio Servizi: "Si inizia finalmente a discutere su come ottimizzare e migliorare il nostro patrimonio impiantistico, che purtroppo è molto vecchio. Fortunatamente, oggi abbiamo gli strumenti tecnici per intervenire; ciò che manca è un discorso strutturato riguardo ai finanziamenti, alle risorse e alla disponibilità degli impianti. L'impianto sportivo è diventato oggi, in un momento sociale così delicato, un punto di riferimento non solo sportivo, ma anche valoriale. Per questo, dobbiamo essere in grado di mettere a disposizione della collettività centri adeguati, all'altezza e pronti a svolgere il servizio fondamentale per cui sono nati: quello sociale".
(Foto: Un pallone da calcio)