(Teleborsa) - Presentato a Palazzo Piacentini il report "Le nuove sfide del Made in Italy", uno studio elaborato dal Mimit e coordinato dal vicepresidente e direttore della Fondazione Edison, prof. Marco Fortis, tra i principali studiosi dell’economia industriale italiana, in vista della Giornata Nazionale del Made in Italy del prossimo 15 aprile.

Il Rapporto - illustrato oggi alla stampa dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, insieme al prof. Fortis - analizza la capacità dell’economia italiana di reagire allo scenario post-pandemico e alla crescente instabilità globale, segnata da tensioni geopolitiche, conflitti e criticità nelle catene di approvvigionamento. In questo contesto, l’Italia consolida il proprio posizionamento tra i principali esportatori mondiali, affiancando il Giappone al quarto posto, con un surplus commerciale di 122 miliardi di dollari - terzo al mondo dopo Cina e Germania - e una crescita degli investimenti esteri pari al 20% negli ultimi tre anni.

"Questo rapporto, realizzato dal Mimit in vista della prossima Giornata Nazionale del Made in Italy, vuole essere un punto di partenza per un confronto sulle potenzialità e le sfide del nostro sistema produttivo - ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso -. La sua forza risiede nella diversificazione delle produzioni di eccellenza e dei mercati, che ha consentito all’Italia, anche nel difficile contesto del 2025, di affiancare il Giappone tra i principali esportatori mondiali e di registrare una crescita degli investimenti esteri di quasi il 20%. Oggi dobbiamo affrontare nuove criticità legate al quadro geopolitico, a partire dalle tensioni nel Golfo Persico, con la consapevolezza dei punti di forza ma anche dei nodi strutturali ancora aperti, tra cui il costo dell’energia, che continua a penalizzare le imprese".

"Il lavoro che abbiamo realizzato - ha dichiarato il professor Fortis - evidenzia come, nonostante le difficoltà del 2025 con i dazi americani, l'export italiano abbia tenuto e, anzi, sia quello cresciuto di più in dollari tra i paesi del G7, anche rispetto alla Cina. L'Italia ha confermato da una parte i suoi punti di forza, che sono la diversificazione dei prodotti esportati e la diversificazione dei mercati, due elementi che ci permettono di ridurre i rischi sull'instabilità geopolitica, e dall'altra ha espresso una forte crescita di nuovi settori come la cantieristica, la farmaceutica, l'aerospazio, la cosmetica, che hanno affiancato la meccanica e i prodotti della moda, dell'agroalimentare e dell'arredocasa come punti di forza del nostro export".

Il Rapporto evidenzia punti di forza e criticità del sistema produttivo nazionale in un quadro competitivo sempre più complesso, segnato dal perdurare del conflitto russo-ucraino, dalle tensioni in Medio Oriente e dalle guerre commerciali. Nonostante ciò, il Made in Italy conferma una straordinaria capacità di tenuta e adattamento.

La resilienza del sistema produttivo si manifesta sia nei comparti tradizionali delle "cinque A" - alimentazione, abbigliamento, arredo, auto e automazione - sia nei settori ad alto contenuto tecnologico, dalla farmaceutica alla space economy, dalla blue economy alla difesa, fino all’industria culturale. L’Italia si conferma così un sistema economico affidabile e attrattivo, unico nel G7 a tornare in avanzo primario dal 2024, con un solido surplus commerciale e livelli occupazionali in crescita.

Il Rapporto si inserisce nel percorso strategico delineato dal Libro Bianco "Made in Italy 2030", contribuendo a definire una visione di politica industriale fondata su competitività, innovazione e valorizzazione delle filiere nazionali in un contesto globale in rapida trasformazione.