(Teleborsa) - L'Agentic AI rappresenta il nuovo salto evolutivo dai modelli di intelligenza artificiale. Se un'IA tradizionale è come un consulente che spiega come risolvere un problema, o che aiuta ad approfondire ed analizzare un argomento, una "IA Agentica" è come un assistente che prende la carta di credito, prenota i voli, gestisce eventuali imprevisti e consegna l'itinerario completo. L'Agentic AI è soprattutto autonoma, prende decisioni in autonomia per raggiungere il risultato richiesto, interviene quando riconosce che il suo intervento è necessario ed è in grado di raggiungere il risultato richiesto anche attraverso l'utilizzo di strumenti (come appunto un gate di pagamento, la posta elettronica o un booking manager, ma non solo).


La visione recente di chi si occupa di AI nel mondo del lavoro vede questi strumenti non come un sostituto delle persone, ma come uno strumento in grado di aumentare le loro capacità. In quest'ottica quindi una serie di Agenti AI ben strutturati possono quindi diventare una sorta di team a disposizione di un singolo dipendente, che in un certo senso si occuperà di gestire chi fa il lavoro al suo posto, aumentando ovviamente in maniera esponenziale la propria produttività. Questo concetto sta prendendo piede recentemente ma era già emerso durante la scorsa edizione del CES (Consumer Electronics Show, la fiera tecnologica più importante e influente al mondo), come ha raccontato Luca Argenton, CEO di Digital Attitude, durante uno degli ultimi eventi della società: "Nel 2025, al CES di Las Vegas, la Mecca dell'innovazione digitale, Jensen Huang, il CEO di Nvidia, è salito sul palco lanciando una provocazione straordinaria: 'Cari IT, voi, entro il prossimo anno dovrete cominciare a lavorare un po' come fanno gli HR, ma non andrete a gestire delle persone, andrete a gestire delle squadre di agenti basati sull'AI'. Siamo in un contesto in cui tutto cambia, in cui la tecnologia trasforma e ci trasforma. Ma a che punto siamo a livello aziendale? McKinsey riferisce che oggi, mentre il 74% delle aziende è in una fase di pilota, soltanto il 7% è riuscito a scalare e a portare l'AI in una fase di industrializzazione e di piena produzione. Per arrivare lì non serve solo stare al passo con ogni singolo cambiamento tecnologico, ma ragionare in una logica sistemica e comprendere che questa trasformazione è prima di tutto culturale. Utilizzare l'AI è facile, si tratta di inserire una domanda in un campo di testo; farlo bene, invece, implica un percorso diverso che aiuti le persone a capire come fare domande, prima di tutto a se stessi e poi alla macchina."

La trasformazione in atto richiede un ripensamento profondo dei processi e un'estensione del coinvolgimento a tutti i livelli operativi. Non si tratta più di delegare, ma di gestire l'automazione ad un livello di autonomia che non era mai stato raggiunto. Se quindi le potenzialità sono tangibili ed evidenti, è importante comprendere come i processi possono essere gestiti dalla AI e ripensarli completamente, invece di aggiungere un "layer AI" su un processo già testato e consolidato. Questo approccio, unito alle potenzialità "agentic", apre ad un utilizzo dell'AI che va oltre le mail e l'analisi dei dati, come ha spiegato Alex Zanon, AI Literacy & Augmented Intelligence Director di Digital Attitude: "Bisogna rompere le barriere dell'ufficio e aprire questa trasformazione non solo a chi sta seduto davanti a un computer, ma a chi lavora sul campo, in agenzia, in fabbrica o sul territorio. Questa è una trasformazione che toccherà tutti, in chiave professionale e personale. Imparare a utilizzare l'AI oggi significa accogliere una grande opportunità prima che una minaccia, imparando a pensare in maniera diversa e tornando a porsi domande importanti, provando a stare nello spazio del problema e non solo in quello della soluzione. Una delle sfide più importanti è capire come utilizzare il potere dell'intelligenza artificiale e la sua abbondanza cognitiva al servizio dell'intelligenza umana. Questa è quella che noi chiamiamo 'intelligenza aumentata', ovvero fare in modo che le persone utilizzino l'enorme potenziale della tecnologia in maniera consapevole, finalizzata ad aumentare le potenzialità umane. Questo significa aumentare le competenze e utilizzare le opportunità dell'AI per riempire di senso il lavoro, anziché svuotarlo."

Il passaggio tecnologico impone alle organizzazioni l'adozione di criteri che non considerino soltanto il profitto, ma che tutelino il valore umano. Continua infatti Zanon: "Le organizzazioni devono affrontare dilemmi complessi, come quello tra l'efficienza che l'AI porta naturalmente e il significato del lavoro. Qual è il senso di efficientare il lavoro se se ne svuota la capacità di produrre motivazione e scopo? Nella nostra esperienza, stiamo costruendo risposte accompagnando le organizzazioni a sviluppare soluzioni, come l'uso di agenti addestrati come tutor per aiutare i manager a essere migliori 'people developer'. Questo non sostituisce il manager, ma ne potenzia la competenza, influendo su engagement e capitale umano, e rispondendo a una domanda sull'impatto sociale".

L'intelligenza artificiale deve essere intesa come intelligenza aumentata, finalizzata a potenziare le capacità umane e a restituire valore e significato alle attività professionali. Le organizzazioni sono chiamate a superare la fase dei progetti pilota per approdare a un'industrializzazione dell'IA guidata da una trasformazione culturale che metta al centro la persona e il pensiero critico, fattori sempre più determinanti in un presente dove l'automazione è sempre più tangibile anche attraverso robot sempre più capaci; conclude infatti Argenton: "Al CES 2026 di Las Vegas, Jensen Huang non parla più solo di IA generativa, ma di robotica accostata all'AI. Dove stiamo andando? Non importa, l'importante è che la persona occupi uno spazio di pensiero chiaro e definito. Il Ministero dell'Innovazione di Dubai aveva intestato l'Expo con la frase: 'People for the best, Robot for the rest'. Partiamo da qui e non ce ne pentiremo."

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