(Teleborsa) - Frena a marzo il superindice USA. Secondo quanto comunicato dal Conference Board degli Stati Uniti, il Leading Indicator (LEI) si attesta a quota 97,3 punti in calo dello 0,6% rispetto al mese precedente, quando aveva registrato un +0,3% (rivisto da -0,1%) e peggiore delle attese degli analisti (-0,2%).

La componente che riguarda la situazione attuale è rimasta invariata a 115,2 punti, mentre la componente sulle aspettative future è salita dello 0,3% a 120,4 punti.

"Dopo la crescita di febbraio, il Leading Economic Index (LEI) degli Stati Uniti è sceso in modo marcato a marzo, soprattutto a causa del calo dei permessi edilizi e dell’indebolimento delle aspettative dei consumatori e dei mercati azionari. Secondo Justyna Zabinska-La Monica del Conference Board, questo indicatore continua a segnalare un rallentamento dell’economia nei prossimi mesi. L’aumento dei prezzi del petrolio e le tensioni nelle catene di approvvigionamento potrebbero spingere ulteriormente l’inflazione al rialzo, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie. Il mercato del lavoro appare ancora stabile, ma potrebbe indebolirsi con una crescita più lenta delle assunzioni e un lieve aumento della disoccupazione. Nel complesso, la crescita economica dovrebbe restare moderata: la debolezza dei consumi potrebbe compensare solo in parte la tenuta degli investimenti delle imprese e delle spese per la difesa. Per il 2026, il Conference Board ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita del PIL USA, portandole a circa l’1,6% annuo, quindi ben sotto il 2%".

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