(Teleborsa) - La digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e l’automazione stanno trasformando il mercato del lavoro, imponendo nuove competenze ai lavoratori e nuove strategie alle imprese. Un’analisi sulle competenze in Italia evidenzia però ritardi strutturali rispetto agli altri Paesi europei, soprattutto nella diffusione delle competenze digitali, nella formazione continua e nella capacità di collegare scuola e lavoro.

Il mercato del lavoro italiano continua a registrare criticità come basso tasso di occupazione, precarietà contrattuale, forte divario territoriale e salariale, alta presenza di giovani Neet e scarsa produttività. Le trasformazioni tecnologiche stanno inoltre aumentando il rischio di polarizzazione tra lavori altamente qualificati e occupazioni poco retribuite e facilmente automatizzabili.

Anche il quadro demografico pesa sul sistema economico: invecchiamento della popolazione, calo delle nascite e riduzione della forza lavoro rendono strategico il contributo dei lavoratori stranieri, che però spesso non vedono valorizzate le proprie competenze e risultano concentrati in settori a bassa qualificazione e maggiore precarietà.

Sul fronte digitale, l’Italia resta sotto la media europea sia per competenze della popolazione sia per diffusione delle tecnologie nelle imprese. Solo il 45,8% degli italiani possiede competenze digitali di base, mentre le imprese, soprattutto le PMI, mostrano ritardi nell’adozione di AI, analisi dati ed e-commerce. Cresce così il 'digital skills gap', il divario tra competenze richieste dal mercato e quelle effettivamente possedute dai lavoratori.

Secondo lo studio, servono investimenti strutturali nella formazione, nelle politiche attive del lavoro e nella riqualificazione professionale per accompagnare la trasformazione digitale e ridurre le disuguaglianze sociali e occupazionali. Settori come manifattura, finanza, sanità, istruzione e pubblica amministrazione saranno sempre più legati a competenze digitali avanzate, soft skills e aggiornamento continuo.