(Teleborsa) - La mossa di Banca Intesa su Monte dei Paschi "ha finalmente portato allo scoperto il vero obiettivo del risiko bancario, ovvero le Generali". L’operazione non deve essere interpretata tanto come consolidamento territoriale, quanto come interesse per la quota che "il Paschi detiene in Generali attraverso Mediobanca", una partecipazione che, sommata a quella già in mano a Intesa, "va a controbilanciare il 10% circa di Unicredit".

E' quanto afferma Andrea Scauri, gestore del fondo azionario Lemanik High Growth, aggiungendo che "l’operazione portata avanti con il supporto di Unipol rappresenta una grande opportunità per gli azionisti", soprattutto se in seguito si procedesse al reverse merger di Unipol in BPER, con conseguente utilizzo del Danish Compromise e la possibile liberazione di circa 7 miliardi di capitale. I prossimi sviluppi dipenderanno dalla volontà di Unicredit di "rientrare nella partita dell’M&A italiano" mentre prosegue la scalata di Commerzbank.

Sul mercato azionario, la view resta moderatamente positiva, sostenuta da utili solidi e da un contesto di fiscal dominance, che dovrebbe spingere i tassi reali in territorio negativo e favorire gli asset reali. Eventuali fasi di debolezza sono viste come opportunità per aumentare selettivamente l’esposizione ai temi strutturali di medio periodo: reshoring, infrastrutture, energia/rinnovabili, IA/semiconduttori.

I temi preferiti includono rinnovabili, STM, Nexi (con dividendo all’8%), Diasorin dopo il recente ribasso, Telecom Italia /Poste, e una selezione mirata nel finanziario con preferenza per BPER e BMPS. Tra le infrastrutture, rilevante il tema degli investimenti del fondo tedesco per la transizione energetica e digitale.

A livello globale, i mercati hanno confermato resilienza, con utili del primo trimestre 2026 superiori alle attese, soprattutto negli Stati Uniti. L’azionario USA ha sovraperformato l’Europa, mentre il Giappone ha registrato un forte rally grazie al settore tecnologico e AI. In Italia, il FTSE All-Share è salito del 5,8%, trainato da tecnologia, banche e industriali legati ai data center.

La crescita degli utili è stata molto robusta negli USA (+23% YoY), sostenuta da AI/tech e finanza, mentre l’unico settore negativo è stato l’healthcare. In Europa il quadro è più eterogeneo, con energia, IT e finanza che compensano parzialmente la debolezza dei beni discrezionali.

Sul fronte materie prime, petrolio e oro hanno registrato una correzione, mentre il rame è salito. L’oro resta interessante come copertura contro rischi sovrani e monetizzazione del debito.

Le prospettive 2026–2027 migliorano: attese di crescita utili +22% USA e +12% UE, multipli in calo grazie alla crescita degli utili. Un nuovo punto di attenzione è il breakout dei tassi, con Treasury decennale oltre il 4,5% e volatilità in aumento, complice il PPI USA (+6% annuo) e l’incertezza sulla nuova Fed sotto Warsh, oltre ai dubbi sulla domanda giapponese di debito estero.