(Teleborsa) - Le prospettive dell’economia mondiale restano incerte, sebbene lo scenario geopolitico abbia mostrato un lieve miglioramento rispetto alle forti tensioni di inizio anno. E' quanto emerge dall'ultima Nota congiunturale dell'Istat, secondo la quale esistono tassi di crescita eterogenei tra i principali paesi. Negli Stati Uniti l’economia cresce a tassi ancora sostenuti, mentre la più contenuta espansione nell’Eurozona è dovuta al maggior impatto degli shock energetici legati alle tensioni in Medio Oriente. La manifattura in Cina continua a essere trainata dall’export nei settori a elevata tecnologia, a fronte di una debolezza dei consumi privati.
L’acutizzarsi del conflitto in Medio Oriente nei primi mesi del 2026 e il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz hanno fortemente ridotto l’offerta di prodotti energetici, spingendo il Brent oltre la soglia dei 100 dollari al barile (con picchi di 120 dollari al barile ad aprile). Tuttavia, l’accordo siglato a metà giugno e l'avvio della progressiva riapertura delle rotte marittime commerciali hanno riportato le quotazioni medie del greggio a 85,4 dollari a giugno. Nonostante la recente riduzione dei costi energetici, gli effetti sistemici della guerra tra Usa e Iran pesano ancora sull’inflazione globale., che viene
Per quanto riguarda l'Italia, nei primi tre mesi del 2026, il PIL è cresciuto dello 0,3% a fronte di una flessione dello 0,2% dell’area euro. La crescita acquisita per il 2026 si attesta allo 0,6%. A maggio, la produzione industriale ha registrato un calo dello 0,3% rispetto ad aprile, interrompendo tre mesi consecutivi di incrementi e portando la media del trimestre marzo-maggio a +0,9%. Il numero di occupati diminuisce, attestandosi a 24 milioni 336mila unità, mentre il tasso di disoccupazione, che nell’ area euro è stabile al 6,2%, risulta in calo in Italia al 5% (-0,1 punti rispetto ad aprile).
A giugno, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) è cresciuto del 3,1% su base tendenziale, superando per la prima volta da ottobre 2023 l’inflazione della media dell’area euro (+2,8% a giugno; +3,2% a maggio).
La Nota dell'Istat questo mese dedica un focus sul sistema produttivo italiano, da cui emerge che tra il 2019 e il primo trimestre del 2026, a fronte dei numerosi shock internazionali, il sistema produttivo ha registrato forti aumenti sia nei prezzi di vendita (+18,4%) sia in quelli degli input produttivi (+17,7%), oltre a evidenziare, da metà 2022, una rilevante crescita del costo del lavoro (+12,9%). I margini di profitto delle imprese, dopo un aumento nel 2023, hanno iniziato a scendere. All'inizio del 2026 si registra una riduzione dei margini diffusa a tutti i settori (soprattutto agricoltura e manifattura) causata da un incremento dei costi variabili superiore a quello dei listini di vendita.
Istat: prospettive economia mondiale incerte, PIL Italia in lieve crescita
E' quanto emerge dalla Nota congiunturale dell'Istituto di statistica
10 luglio 2026 - 12.18