(Teleborsa) - La proposta europea di revisione dell’Ets è "insoddisfacente" e "si limita a interventi con effetti solo marginali". Lo afferma il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, sottolineando che l'aumento del prezzo delle quote sul mercato è il "segno che ci si attendeva una revisione profonda che invece non c’è stata". L'allarme degli industriali si concentra sulla competitività: "Il rilascio di una parte molto esigua di quote gratuite condizionate" e "l'assenza di misure contro la volatilità e la speculazione ci allarma, ma non ci ferma". Senza riforme sostanziali, l'obiettivo di portare l'industria al 20% del Pil "rischia di rimanere uno slogan".

Orsini evidenzia il divario globale: le emissioni UE sono appena il 6% del totale, mentre "le emissioni mondiali sono in crescita del 70% dal 1990". Con costi della CO2 "3-4 volte più alti dei concorrenti americani e asiatici", comparti come acciaio, chimica e cemento "rischiano di scomparire". Una "desertificazione industriale" che dal 2008 ha già causato la perdita di "oltre un milione di posti di lavoro".

Confindustria, insieme a Bdi e Medef, aveva proposto interventi su benchmark e riserva di stabilità, ma la risposta della Commissione "è debole e non immediata, perché la maggioranza delle misure avrà effetto solo dopo il 2030". Ringraziando il Governo, Orsini ha lanciato un appello: "Chiediamo al Parlamento europeo e al Consiglio di intervenire con decisione" per "un sistema Ets che tuteli il clima senza sacrificare l'industria".