(Teleborsa) - La Puglia produce più vino che mai, ma le cantine faticano a vendere. Secondo la scheda di settore ISMEA di aprile 2026, nel 2025 la regione ha prodotto 8,4 milioni di ettolitri (+9,7% sul 2024), pari a circa il 19% della produzione nazionale, confermandosi seconda regione vitivinicola italiana dopo il Veneto, su una superficie di circa 93.000 ettari. Il dato arriva dopo un 2024 già in forte recupero (+17% a 8,1 milioni di ettolitri, contro il +13% medio nazionale). Il problema è dal lato della domanda: a livello nazionale il consumo pro capite è sceso, secondo le stime ISMEA, a 37,8 litri, e l'export 2025 ha registrato una flessione sia in volume (-2%) sia in valore (-3,7%, a 7,78 miliardi di euro). Il risultato è un mercato in stallo, con giacenze elevate — la Puglia da sola pesa per l'11,1% dello stock nazionale.

"In tre anni in Puglia abbiamo avuto un aumento di vigneti di circa 6.000 ettari", spiega Teodosio D'Apolito, enologo consulente brindisino e fondatore di Vinifare Group società che segue 12 cantine nella regione per circa 5 milioni di bottiglie l"anno.Molti hanno impiantato vigneti mentre fisiologicamente la domanda stava calando. Oggi assistiamo a un disallineamento tra offerta e domanda che tiene il mercato in una fase di stallo. "Il fenomeno riflette una trasformazione nei consumi, accelerata da due dinamiche: l'attenzione alla salute — l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato l'alcol come cancerogeno di Gruppo 1 — e il cambiamento climatico. "Il consumo pro capite di vino sta calando", conferma D'Apolito," e sempre più persone si orientano verso vini a bassa gradazione
alcolica o cercano alternative come il low o lo zero alcol".

Un cambiamento che tocca anche i colori: la quota dei bianchi sul consumo interno è passata dal 49,6% al 59,2% tra il 2015 e il
2024, a scapito dei rossi. "Le estati sempre più calde hanno stagionalizzato il consumo di vino rosso" , osserva. "I consumatori cercano bianchi o rosati, per cui inevitabilmente bisogna innovare per incrociare queste nuove esigenze".

La storia del vino pugliese è già una storia di trasformazioni. Fino agli anni Duemila la regione era essenzialmente fornitrice di vini da taglio per il Nord Italia e la Francia; poi, tra il 2005 e il 2020, le cantine hanno iniziato a imbottigliare in proprio e il Primitivo ha conquistato i mercati internazionali.

"Il Primitivo era un vino pronto, immediato, morbido, con pochi tannini. Ha riscosso molto successo perché in qualsiasi mercato andasse incontrava il gusto del consumatore" , ricorda D'Apolito. "Ma ora quella stagione è finita e dobbiamo trovare nuovamente la quadra". Coerente con questa lettura è il dato sulla ricomposizione dell'offerta regionale: nel 2024 la categoria IGT in Puglia è cresciuta di circa il 50%, arrivando a rappresentare il 40% della produzione, a scapito dei vini da tavola.

Da qui la scelta della sperimentazione come metodo sistematico: nella sua cantina- laboratorio D'Apolito ha sviluppato un blanc de noir da Negroamaro, una linea di vini zero solfiti, vini vegani, metodi classici e spumanti da vitigni nuovi a questa tecnica. "Per me sperimentare non significa inseguire le mode, significa prepararsi al mercato che verrà", racconta. "Innovazione non significa rinnegare la tradizione: significa continuare a svolgere la funzione che il vino ha sempre avuto, accompagnare la società mentre cambia".

Sul piano industriale, Vinifare Group è strutturata come società di consulenza multidisciplinare: oltre alla consulenza viticola ed enologica, ha sviluppato uffici dedicati alle certificazioni di qualità FSSC 22000, alla gestione documentale delle comunicazioni cogenti e all'etichettatura, e dichiara di essere stata la prima nel suo genere a ottenere la certificazione ISO 9001.

"L'enologo non è soltanto un tecnico" sottolinea D'Apolito "Deve conoscere il marketing, la normativa, la sostenibilità, l'organizzazione aziendale e la comunicazione". Guardando alle prospettive, in una fase di ridefinizione che va oltre la Puglia, la capacità di adattamento diventa la variabile competitiva: "Bisogna adattarsi al meglio rispetto al mercato, preservando le origini, partendo dalla tradizione, ma andando a incontrare le nuove esigenze di consumo. Le cantine vincenti, nel momento in cui hanno trovato la quadra per appagare il consumatore, hanno vinto. Ancora una volta dobbiamo trovare questa strada".